venerdì 12 luglio 2013

SIMBOLISMO E ICONOLOGIA DEL MEDIOEVO E DEL RINASCIMENTO: INTERVISTA A ANDREA VITALI. IDEATORE DELLE FESTE MEDIOEVALI DI BRISIGHELLA NEL 1980


di Elisabetta Rossi. Difficile riassumere la figura di Andrea Vitali: istrione, poliedrico, dalle molte vite come i gatti, con una mentalità tipica dell’uomo rinascimentale che trasforma tutto in arte, anche la conoscenza scientifica. Professore universitario, studioso del simbolismo e dell’iconologia del Medioevo e del Rinascimento, nel 1985 fonda l’Associazione Culturale “Le Tarot”, organismo specializzato nello studio e nella ricerca storica sulle discipline simboliche ed ermetiche, composto da eminenti personalità del mondo accademico e culturale internazionale. In qualità di Presidente dell’Associazione “Le Tarot”, cura i progetti storico-scientifici delle più importanti mostre realizzate sull’universo dei Tarocchi e, tra l’altro, gli aspetti simbolici del film “Il Ladro dell’Arcobaleno” di Alejandro Jodorowski con Peter O’Toole e Omar Sharif per la casa distributrice in Italia. Riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale fra le massime autorità nella materia, oltre a numerose pubblicazioni, Andrea Vitali è autore di oltre cento saggi fra cui ventidue iconologici (questi ultimi tradotti in sei lingue).Ancora, tarologo e grande visionario, sostenitore del metodo di lettura “intuitivo” dei Tarocchi che studia da quarant’anni secondo le teorie junghiane dell’energia simbolica.




Come è iniziato il suo interesse per i Tarocchi?
I Tarocchi sono una delle più straordinarie creazioni del pensiero umanistico, oltre che il più completo sistema simbolico del nostro Occidente e, per uno studioso dei simboli, era un inevitabile approccio. Nel 1984 a Brisighella, un paese della Romagna, in qualità di direttore della biblioteca e responsabile della cultura, ho pensato di organizzare una mostra di santini per Quaresima e una sui tarocchi per Carnevale. Sacro e profano, pensai…  Mi sono accorto, invece, che non era così. Allora non possedevo quelle conoscenze che oggi ho sull’argomento. Per la mostra  sui Tarocchi mi sono affidato ad un caro amico, appassionato di carte da gioco. Con una collezione di mazzi antichi, alcuni libri d’epoca e le nostre competenze, abbiamo realizzato il progetto.  Ciò che mi ha stupito, oltre le mie aspettative, non è stata solo l’affluenza straordinaria di pubblico, ma soprattutto gli articoli nazionali che i giornali hanno dedicato a questa esposizione. Così, mi sono reso conto della necessità di approfondire la materia, di studiare seriamente questo argomento le cui potenzialità,  fino a quel  momento, non avevo totalmente compreso.
Che ruolo hanno i Tarocchi nella sua vita?
Direi che sono come una fidanzata, una moglie, i figli o il lavoro: occorre riservare loro lo stesso tempo che si dovrebbe dedicare a tutto questo. Avendo la ‘fortuna’ di non avere né moglie né figli, direi che da molti anni rappresentano l’amore della mia vita. Quando il tempo è avaro, dedico loro almeno due o tre ore ogni giorno. Se mi è consentito, anche sei ore e più, oppure intere giornate, per ricercare negli archivi e biblioteche, seguire e correggere tesi di laurea sul tema, scrivere saggi e libri, rispondere a tante email quotidiane che giungono al sito della nostra Associazione da tutto il mondo. Come dicevo, più tempo di quello che si dedica normalmente ad una famiglia.
Qual è lo scopo della sua vita di uomo, di ricercatore, di iniziato?
Oddio, iniziato è una parola grossa. Direi piuttosto di storico che si interessa al mondo dei simboli come tramiti fra il sensibile e la realtà superiore. Dico storico, perché oggi non si possono studiare i tarocchi seriamente senza esserlo.  La storia dei tarocchi, e non mi riferisco a quella tanto amata dagli appassionati di esoterismo, deve essere indagata con metodi critici, la cui funzionalità permette di estirpare la ‘non storia’ costruita su deduzioni emozionali. Grazie a questo atteggiamento e alla conseguente scoperta di documenti, oggi siamo in grado di poter enunciare una reale storia dei tarocchi impensabile solo fino a venti anni fa. Riguardo agli scopi che mi sono prefissato, ritengo che ben si adatti ai miei intendimenti il detto medievale “Che uomo è, l’uomo che non fa crescere il mondo.

Penso sia sufficientemente illuminante. Sento la necessità di lasciare qualcosa di importante che serva alle generazioni future, così come è stato nel 1980 quando ho ideato le prime Feste Medievali a Brisighella, creando una moda di fare spettacolo che si è diffusa successivamente in tutto il mondo e che sono state oggetto di innumerevoli tesi di laurea. Erano rappresentazioni molto diversi da quelli che si sono visti successivamente e che ancora si possono frequentare: c’era molta cultura, si usava il simbolo e l’allegoria come mezzo di trasmissione dell’immaginario medievale (non poteva essere diversamente) e il teatro medievale era espresso da grandi nomi del nostro palcoscenico. L’amico giornalista e scrittore Carlo Lucarelli è ‘nato’ praticamente scrivendo gialli medievali per quelle Feste.
Cosa pensa dell’espressione artistico-simbolica a fini terapeutici?
Ritengo che l’artista che lavora con i simboli abbia non solo la responsabilità di creare vere opere d’arte, ma anche di rendere tali opere adatte alla ri-creazione di emozioni in colui che le osserva. A volte, si rimane incerti di fronte ad un lavoro: quando questo accade significa che l’artista non è riuscito a colpire nel segno. L’aspetto simbolico, a differenza di quello razionale, si annida più tenacemente nella mente e al momento opportuno potrebbe rivendicare una sua propria attenzione. Sappiamo per certo, ed è un fatto oramai collaudato, che la vista di un particolare figurazione simbolica può permettere l’auto-guarigione, benché io ritenga che questo passa avvenire solo nei casi di modeste intensità di dolore. Se immaginiamo, ad esempio, la carta miniata del Sole dei tarocchi e che quel Sole entri nel nostro organismo e ne sentiamo per via immaginativa il suo calore, è appurato non solo che quel calore riesca a lenire momentaneamente, ma che sia in grado di mantenere uno stato di quiete prolungato. Si tratta, come esprime Jung, di energia che il simbolo è in grado di trasmettere, dato che esso, in qualsiasi forma noi vogliamo considerarlo, risulta ricettore, conduttore e trasformatore di energia. In pratica, si carica – o meglio diviene un forziere – di significati ad esso attribuiti dagli uomini, un condensatore di specifiche informazioni.
Per chiamare in vita quelle energie, sarà allora sufficiente appropriarsi della conoscenza del simbolo e dei valori che gli sono stati attribuiti da milioni di persone in ogni epoca e in tutto il mondo.
Pertanto, il simbolo potrebbe servire non solo per fini terapeutici, ma per qualsiasi altra necessità. Purtroppo l’uomo moderno ha dimenticato non solo la saggezza ma anche molta conoscenza degli Antichi e questo lo ha portato a dare valore esclusivamente ad un razionalismo della scienza che sta annichilendo il nostro cervello.
Se la società è malata, esiste una cura?
Stiamo vivendo un’epoca tremenda, fatta di non cultura o di cultura del nulla. Ritengo che uno dei tanti rimedi possibili sia ritornare sui banchi di una scuola che sappia insegnare realmente i veri valori che potranno servire all’uomo di domani per far risaltare la sua reale identità e individualità. Anche se potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, affermo ciò sulla base dei meravigliosi insegnamenti che ho avuto il privilegio di ricevere e che mi hanno portato ad un sentire che giornalmente mi sprona alla ricerca di una verità, forse impossibile da raggiungere, ma che a volte, come i bei sogni, potrebbe svelarsi. Occorre pazienza, fiducia. umiltà e buon senso, perché qualunque sia la verità che si sta cercando, certo non sta dietro l’angolo.
Cosa pensa delle teorie che che vedono nei tarocchi l’espressione di una saggezza arcaica che il Rinascimento ha poi recuperato e trasformato?
La teoria di una possibile origine dei tarocchi dalla cultura sapienziale dell’antico Egitto o da altre civiltà antiche è stata analizzata da Michael Dummett (già docente alla Oxford University), da Thierry Depaulis (curatore della grande mostra sui tarocchi alla Bibliotheque Nationale di Parigi nel 1984) e da Ronald Decker (curatore della collezione di carte antiche della United States Playing-Cards Company di Cincinnati) in un saggio critico che ne ha messo in luce l’infondatezza. Ogni civiltà ha creato strutture simboliche per insegnare all’uomo la via verso il Divino. L’ordine e la struttura dei primi mazzi di Trionfi (cioè gli Arcani Maggiori) manifestano un insegnamento legato alla Scala Mistica cristiana, che non mi sembra fosse presente migliaia di anni fa. |



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