martedì 4 ottobre 2016

MALAVOLTI IMMAGINA “GLI ANNI SCONOSCIUTI DI GESU’


L'ambizione non gli ha mai difettato; e così, dopo il ciclo fantasy-thriller a nome Vincent Mallory e la ric0onversione al romanzo storica con Un padre in esilio e L'ora delle lepre, il brisighellese Vincenzo Malavolti si misura con un «romanza-inchiesta» (ibrido quanto mai opportuno) dedicato nientemeno che a gli anni sconosciuti di Gesù. Il libro (120 pagine, Risguardi) nasce dal bisogno di un «ex credente» - come Malavolti si dichiara a più riprese -di indagare quel «Profondo amore e rispetto per la figura di Gesù il Nazareno» rimasto in lui anche dopo l'abbandono della fede. Data la delicatezza del tema, Malavolti apre con una prefazione che introduce l'ipotesi secondo cui la ventina d'anni che separava la fanciullezza di Gesù dalla sua predicazione (raccontata poi nei Vangeli) sia stata trascorsa dal Nazareno in Oriente, dove sarebbe entrato in contatto con buddhismo, zoroastrismo e brahmanesimo. Il racconto inevitabilmente romanzato che segue, benchè basato su ricerche e testi come La vita sconosciuta dì Gesù\ Nicolas Notovich del 1887, oltre a fonti e leggende asiatiche, immagina un Gesù animato da grande intelligenza e curiosità, nonché da un istinto ecumenico che gli fa confrontare il proprio credo col pensiero religioso orientale. Le rivoluzionarie predicazioni di Gesù al ritorno in Palestina, «Così lontane dallo spirito di cui è intriso l'Antico Testamento» sottolinea Malavolti, avrebbero preso forma da questi confronti, che cercano di superare le rigidità presenti in tante religioni. Ed è soprattutto questo aspetto ~ quella cioè dell'arricchente curiosità fra culture lontane - a interessare Malavolti, rendendo il suo lavoro appetibile al di là di un'indagine storica che scandaglia numerose fonti ma si muove inevitabilmente su un terreno incerto (l'ultima parte, resoconto di un viaggio dell'autore nel Kashmir, considera l'ipotesi che Gesù non sia morto in croce, compatibile con le interpretazioni coraniche, e quella, più documentata  sulla nascita di Gesù prima del convenzionale anno zero), il libro tocca grandi questioni ma con un certo garbo («Non faccio mai parlare Gesù nel romanzo, non mi sono permesso di mettergli parole in bocca» precisa l'autore), avanzando molte ipotesi e poche certezze, allo scopo di allargare i confini della riflessione su Gesù di Nazareth anziché specularla sul sensazionalismo. «Ed è soprattutto ai credenti che lo consiglio, penso che una prospettiva storica su queste fondanti vicende religiose sia un compendio utile». (f.sav.)



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