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mercoledì 27 luglio 2016

BOLOGNA OLIMPICA A CURA DI OLGA CICOGNANI


Bibliosport Coni Bologna. Bologna Olimpica è disponibile nelle librerie!! Gli atleti che da Londra 1908 a Londra 2012 hanno rappresentato Bologna alle Olimpiadi estive sono 216, alle Olimpiadi invernali per Alberto Tomba 4 edizioni, alle Paraolimpiadi 16, i commissari, giudici, tecnici e cronometristi sono 22. Le società bolognesi che hanno preparato atleti per le Olimpiadi estive sono 32, per le Paraolimpiadi 5, e da come si evincerà dalle statistiche possiamo veramente affermare che Bologna è Olimpica!
Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.. Complimenti




Abbiamo conosciuto meglio il Centro studi del CONI dell'Emilia Romagna e insieme alla responsabile Olga Cicognani abbiamo visitato le diverse stanze.


venerdì 15 maggio 2015

ULTIMO LIBRO DEL BRISIGHELLESE VINCENZO MALAVOLTI


Il libro di Vincenzo Malavolti  “Un padre in esilio” a cura di Gianpietro Panziera (studioso del 2° Corpo d’Armata Polacco). Il romanzo narra la storia di Pawel Oziemski, maestro di musica polacco sposato e in attesa di diventare padre. Allo scoppio della seconda guerra mondiale è inviato sul fronte orientale dove, nel settembre 1939, viene fatto prigioniero dai russi e trasferito nelle carceri sovietiche. Qui apprende della nascita del figlio e in seguito sfuggirà, per caso, all'eccidio di Katyn. Dopo l'invasione nazista della Russia e l'alleanza di questa con gli inglesi, viene liberato e si arruola nel 2° Corpo d'Armata polacco del generale Anders. All'inizio del 1944 è in Italia, dove purtroppo lo raggiunge la notizia della morte della moglie. Dopo la sanguinosa battaglia di Montecassino partecipa alla liberazione di varie città tra cui Faenza, dove l'Armata si ferma fino all'aprile del '45. Pawel conosce un nuovo amore e sta per diventare di nuovo padre, ma varie traversie gli impediranno di conoscere anche il suo secondo figlio. A guerra finita, in un viaggio di ritorno travagliato verso la Polonia, Pawel viene arrestato e condotto in un lager siberiano, dove il suo calvario continua. Seguendo la vicenda del soldato polacco, tratta da una storia realmente accaduta, il libro ripercorre il secondo conflitto mondiale, evidenziando i fatti relativi alla Polonia, fino a piombare nella cupa atmosfera dei GULag societivi durante l’orrore staliniano. Un appassionante romanzo denso di avvenimenti poco conosciuti o dimenticati, assolutamente da on perdere!


mercoledì 29 maggio 2013

RICORDO DI ROMANO LEPORESI UN BRISIGHELLESE, A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA

Frequentò la scuola di disegno “Ugonia”. Si diplomò nel 1955 al prestigioso Istituto Statale d’Arte di Faenza e si trasferì a San Marino,dove lavorò in una fabbrica di ceramica. Nel 1960 apri una bottega di ceramica a Santarcangelo. Trasferitosi definitivamente a Rimini, nel 1966 alternò l’insegnamento di decorazione di ceramica con numerose mostre collettive in Regione e in altre città d’Italia. Nei suoi quadri si può ammirare il suo percorso artistico di ceramista, il suo senso compositivo e la sua delicatezza del disegno, presente soprattutto negli acquarelli. La espressione pittorica è di tipo tradizionale, contraria alle novità maturate nella metà del Novecento. Si esprime partendo da una accurata osservazione della realtà, trasferendola in un secondo tempo sulla carta. Il soggetto privilegiato dall’artista e senza dubbio il paesaggio, la bellezza della natura, di cui ha colto l’armonia degli alberi e l’addensarsi geometrico degli edifici rurali,c on un tocco sfuggente.



venerdì 3 maggio 2013

LO SCULTORE GIOVANNI BERTOZZI A ROSOLINO


Opere di Giò Bertozzi e insieme al filosofo Cacciari

Rovigo - Lo scultore Giovanni Bertozzi ha trovato una dimora per una sessantina di opere in legno, bronzo, pietra e marmo. Ieri, l’artista, nato a Brisighella, che abita a Cuffiano, frazione di Riolo Terme, è stato l’assoluto protagonista dell’inaugurazione della mostra intitolata “Arte Museo” col sottotitolo “I sogni scolpiti di Giò Bert”. La chiesa sconsacrata situata nel centro del comune di Rosolina, in provincia di Rovigo è il luogo ideale per ospitare le fatiche di Bertozzi che di anni ne ha 88. Supportato dagli amici venuti da Cuffiano e Riolo, da figli, nipoti e pronipoti, Giò Bert si è commosso più volte. Lo scultore romagnolo parla del museo: “Mentre facevo i pezzi lungo il tempo pensavo a dove metterli. Non sapevo ancora che cosa era un museo. Vedevo che il pubblico era interessato e questo mi dava una grande carica. Poi quando mi è venuta in mente l’idea del museo ho scolpito dei soggetti adatti a questa dimensione, con un significato e una storia. Oggi il sogno è diventato realtà e l’ho toccato con mano. Sono molto felice e mi auguro che dalla Romea in tanti si fermino a Rosolina”. Chi è Giovanni Bertozzi Giò Bert, Giovanni Bertozzi, nasce a Brisighella (RA) nel 1924. A cinquant'anni decide di abbandonare la sua azienda di mobili per dare finalmente spazio a quello che avrebbe voluto fare fin da bambino, lo scultore, progetto che per senso del dovere e responsabilità nei confronti della sua famiglia aveva sempre rimandato. Giò Bert sceglie il pezzo di legno - la "materia" che predilige per le sue sculture - in base all'idea da eseguire. Le ispirazioni per le sue opere nascono in momenti diversi, non tutte di immediata esecuzione, alcune maturano per anni. Fin da giovane non ha mai amato le armi. Quando lo chiamarono per fare il servizio di leva era terrorizzato, non sarebbe voluto partire, ma rischiava la fucilazione per diserzione. Nell'addestramento era costretto a sparare su delle sagome, ma il semplice fatto che avessero forma umana lo ripugnava. Se l'uomo ragionasse, metterebbe tutto a posto con il dialogo, la politica, le religioni». Pierangela Ezzis

martedì 2 aprile 2013

FORLI MOSTRA DEL NOVECENTO: ARTURO MARTINI UN ARTISTA DI ORIGINE BRISIGHELLES



Prende il via dal primo dopoguerra e s’inoltra fino all’epilogo tragico del secondo conflitto mondiale la mostra che Forlì dedica al Novecento e alle sue nuove espressioni artistiche. L’esposizione, intitolata Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre, riscopre un clima che ha visto non solo architetti, pittori e scultori, ma anche designer, grafici, pubblicitari, ebanisti, orafi, creatori di moda cimentarsi in un grande progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell’artista, alle istanze del cosiddetto «ritorno all’ordine».  Non un semplice richiamo al passato, ma la ripresa dei soli canoni ritenuti adatti alla realizzazione di un pensiero e di una volontà artistica, che scaturiva dalla crisi delle avanguardie storiche, in particolare il Cubismo e il Futurismo, considerate l’ultima espressione di un processo di dissolvimento dell’ideale classico che era iniziato con il Romanticismo e si era accentuato con l’Impressionismo e i movimenti come il Divisionismo e il Simbolismo che lo avevano seguito. Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernità è sostenuto da questi artisti – tra cui ebbero un rilievo maggiore Felice Casorati, Achille Funi, Mario Sironi, Carlo Carrà, Adolfo Wildt e Arturo Martini – e avrà, anche grazie allo spirito critico e organizzativo di Margherita Sarfatti, il sostegno da parte del regime, alla ricerca della definizione di un’arte di Stato, come il lungo e differenziato dibattito sulle riviste dimostra.  La mostra presenta i grandi temi affrontati nel Ventennio dagli artisti che si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti del regime e da coloro che hanno attraversato quel clima alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico. La presenza di dipinti, sculture, cartoni per affreschi, opere di grafica, cartelloni murali, mobili, oggetti d’arredo, gioielli, abiti, intende offrire una visione a tutto tondo del rapporto tra le arti e le espressioni del costume e della vita, confrontando artisti e materiali diversi. La mostra è visitabile presso i Musei San Domenico fino al 16 giugno 2013

Cavallo, 1926 ca. (Fondazione Cariplo)
ARTURO MARTINI
Arturo Martini (Treviso, 11 agosto 1889Milano, 22 marzo 1947) è stato uno scultore e pittore italiano. Era il terzo dei quattro figli di Antonio, cuoco, e Maria Della Valle, cameriera originaria di Brisighella; i caratteri diametralmente opposti dei genitori, l'uno taciturno e tenace, l'altra passionale e fantasiosa, segnarono profondamente la formazione dell'artista. La famiglia era molto povera e, per non pagare l'affitto, viveva nelle torri medievali di Treviso, ambienti suggestivi che Martini serbò nel proprio universo figurativo. Dopo essersi formato a Treviso e Venezia come orafo e ceramista ebbe contatti con la cultura europea, ma restò sempre legato a forme di espressione tradizionali. Martini è stato un artista ricchissimo, che si è espresso con altrettanto vigore nel legno e nella pietra, nella creta e nel bronzo. Fece parte del gruppo di artisti di Ca’ Pesaro. Nel 1925 è invitato ad esporre con una sala alla III Biennale Romana; nel 1926 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno espone alla prima mostra di Novecento ed esporrà anche nella seconda edizione del 1929. Nel 1931 riceve il premio per la scultura alla I Quadriennale di Roma; nel 1932 ha una sala personale alla Biennale veneziana. Dal 1937 al 1939 è impegnato in importanti commissioni pubbliche a Milano. Nel 1941 presenta a Milano alla galleria Barbaroux la sua prima mostra di dipinti. Nel 1948, gli viene tributato un omaggio postumo alla V Quadriennale di Roma. Nel 1967 gli fu dedicata la grande mostra monografica, allestita su progetto di Carlo Scarpa nel Convento di Santa Maria a Treviso, spronò l’amministrazione ad acquisire il Complesso di Santa Caterina, oggi sede principale dei Musei civici di Treviso.

giovedì 21 febbraio 2013

PROVINCIA DI RAVENNA: SURROGAZIONE DEL CONSIGLIERE DIMISSIONARIO PAGANI (PD) CON CARLA BENEDETTI BRISIGHELLESE



Il consiglio ha deliberato all'unanimità di attribuire il seggio rimasto vacante per le dimissioni di Alberto Pagani a Carla Benedetti che, nel medesimo gruppo politico, ha ottenuto la maggior cifra individuale dopo gli ultimi eletti come stabilisce la legge. Carla Benedetti, nata a Brisighella il 13 novembre 1955 e residente a Faenza, è dipendente del Comune di Faenza, segue il settore della Ceramica, aveva già ricoperto la carica di consigliere provinciale nella legislatura 2006/11.


PROVINCIA DI RAVENNA: LUCIANO RONCHINI ASSESSORE (IDV) PATRIMONIO E PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA. SVILUPPO DE ISISTEMI INFORMATIVI E DELLE RETI. BRISIGHELLESE



LUCIANO RONCHINI  nato a Brisighella 8.10.1947  e  residente a Fognano, loc. Ca’ di Tonno, in seno alla famiglia. Figlio dei defunti Enzo e Visani Lucia, fratello di Irene ed Ornella e di Pier Luigi, Mauro e Claudio. Ha conseguito il diploma delle medie presso il locale Istituto di Suore. Ha lavorato per due anni alla Cisa di Faenza come operaio ed il 6 gennaio 1966 sono partito per Roma per arruolarmi nella Guardia di Finanza. Nel 1969 alla fine di un corso durato 18 mesi sono stato passato nella categoria dei sottufficiali arrivando al grado massimo della stessa (maresciallo maggiore aiutante carica speciale).  Nei 30 anni di effettivo servizio prestato nel Corpo è stato impiegato nelle seguenti Regioni e “Legioni”:  Lazio, per il corso da allievo finanziere ed un breve periodo alla locale Legione di Roma, in qualità di allievo finanziere e neo finanziere ; Lombardia – distaccato alla legione di Como frontiera – in qualità di finanziere ;  Lazio – distaccato a Lido di Ostia per la frequenza del corso di allievo sottufficiale ; Legione di Trento distaccato in frontiera  (Prato alla Drava, Sesto in Pusteria e Dobbiaco) ; Legione di Palermo, distaccato a Mazara del Vallo, Scopello e Gela ; Legione di Friuli Venezia Giulia, distaccato in frontiera a Tarvisio ; Legione di Venezia, distaccato a Mestre e Castelmassa ; Legione di Bologna , distaccato a Lugo . Nel aprile del 1995 è  stato collocato in congedo a domanda. Nel lavoro  ha avuto incarichi sia di Comando di reparti che di capo pattuglia nelle verifiche di imprese di piccole e grosse dimensioni e di professionisti ed altro.
Nel 1999 è  stato candidato nelle liste del partito democratico di Prodi ed eletto quale consigliere Comunale nel Consesso Lughese. Nel 2004 eletto nelle file della Margherita (partito formatosi a Parma nel 2002) sempre quale Consigliere comunale in Lugo. Nel 2007 ha partecipato alla formazione dell’attuale Partito Democratico ed una volta presa visione del fatto che non si era trattato della creazione di un nuovo partito, bensì di una fusione fra due organismi oligarchici di due partiti preesistenti (Margherita e PS) , più precisamente nell’anno 2008, come da dichiarazioni rese pubbliche all’epoca, lasciò il partito e si avvicinò al partito dell’ Italia dei Valori ove milito ancora. Attualmente ha la funzione di responsabile dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. Nelle elezioni comunali del 2009 venne eletto Consigliere del partito dell’Italia dei Valori, sempre nel Consesso di Lugo e nelle successive elezioni provinciali del 2011  eletto nelle file dell’Italia dei Valori quale unico Consigliere Provinciale e fui designato dal responsabile regionale del partito On.le Mura, a ricoprire l’incarico di assessore provinciale. ECavaliere della Repubblica dal  Presidente Ciampi nell’anno 1999, e.Presidente della locale Sezione di Lugo dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, eletto per la prima volta nel 1997 (terzo mandato). vive a Lugo.  


venerdì 4 gennaio 2013

RICONOSCIMENTO, DELLA REGINA ELISABETTA D’INGHILTERRA, AD ANITA COPPOLA, FIGLIA DI UN BRISIGHELLESE.


Anita Coppola riceve l’onoranza dal principe Carlo D’inghilterra

Alla signora Anita Coppola, figlia di Benedetto Coppola nato a Brisighella, è stata assegnata un’onoranza dalla Regina Elisabetta nella lista di onoranze annuali per il suo compleanno. L'onore è stato riconosciuto per il lavoro con bambini handicappati e i loro genitori. Accettando la medaglia, la signora Coppola è stata riconosciuta Membro del Britannico Impero (MBE). La cerimonia si è svolta al Palazzo Reale Giovedì 13 dicembre 2012 e hanno partecipato la sig. coppola, il marito, la mamma e babbo Benedetto. Il babbo della sig. Anita è Benedetto Coppola nato a Brisighella il 4 luglio 1939. I genitori di Benedetto gestivano Il Bar Torre in Piazza Marconi, il babbo prima di gestire il bar era appuntato carabiniere. Benedetto Coppola, lasciò Brisighella nel 1960, sebbene fosse stato in Inghilterra per diciotto mesi prima, ha lavorato in un hotel Royal Overseas League' dove incontro Bernadette che e nativa Irlandese, si sono sposati 17 marzo 1964 a Londra, Piccadilly. Dopo alcuni anni Benedetto lavorò per Transporti Londinesi, fino all’età pensionabile. I coniugi Coppola hanno avuto quattro figli, Anita, (Agosto 1966). una sorella (Dicembre 1964) e due fratelli gemelli (Aprile 1969).
Il lavoro di Anita è la qualificazione con bambini handicappati, specialmente con cerebral palsy, Down syndrome etc. insegna hai bambini e assiste i loro genitori. In gioventù dopo il diploma, ha viaggiato attorno al mondo (Australia, America, India etc...) e lavorato in Nepal per due anni. Dopo il matrimonio abita a Londra. Il marito Jason pubblica libri specialmente di carattere legale. Altre informazioni  website http://smallstepssfp.org.uk/
La Redazione si rallegra con  Anita Coppola,figlia del brisighellese Benedetto, per l’importante riconoscimento ricevuto dalla Regina Elisabetta. 

Benedetto e Anita Coppola con l’onorificenza, il marito Jason e la signora Bernadette

domenica 16 dicembre 2012

IL BRISIGHELLESE MONSIGNOR SILVANO MONTEVECCHI, VESCOVO DI ASCOLI PICENO, HA CELEBRATO IL NATALE AL 235 REGGIMENTO DELL’ESERCITO



Nella giornata di ieri presso l'Aula Polifunzionale intitolata ai “Caduti di Nassiriya” della Caserma “Emidio Clementi”, Sua Eccellenza il Vescovo della diocesi di Ascoli Piceno, Monsignor Silvano Montevecchi, ha celebrato, in occasione delle imminenti festività natalizie, la Santa Messa a beneficio del personale effettivo del 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno” Oltre ai familiari del personale militare e civile del Reggimento ed ai  Volontari in Ferma Prefissata del 4° Blocco 2012, giunti alla "Clementi" lo scorso 4 dicembre per la frequenza del corso di formazione di base, cui il Vescovo ha rivolto un affettuoso saluto di benvenuto, il rito religioso ha visto la partecipazione delle locali Autorità civili e militari,  dei rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e di numerosi invitati.

mercoledì 28 novembre 2012

RICORDO DI ERNESTO MINIATI


Ernesto Miniati
Miniati Ernesto,  purtroppo, ieri ci ha lasciato nella città di Cambiano (Torino) dove viveva. Miniati Ernesto, nato a Brisighella (RA) il 13 maggio 1938. Sposato con Tiziana Spera, due figli: Marco e Angela. Pensionato, in gioventù  presidente dell’Azione Cattolica del circolo G. Borsi di Brisighella dal 1957 al 1959 fece il capo-cantiere dei cosiddetti “Cantieri Fanfani”. Dal 1959 al 1962, ha svolto il lavoro di artigiano lattoniere/idraulico, proseguendo l’attività del padre mancato prematuramente. Dal 1961 al 1978 è stato dipendente dell’Istituto Nazionale Contro le Malattie (INAM), lavorando presso le sedi di Milano, Roma e Torino. Dal 1978 al 1981 è stato titolare a Cambiano del primo ufficio di Consulenza Aziendale e Tributaria. Attività ceduta nel 1982 per assumere la titolarità, in qualità di Agente Generale, dell’agenzia di Chieri e della sub-agenzia di Cambiano della Milano Assicurazioni – Divisione Previdente – che ha mantenuto fino al dicembre 2008. Dal 1996 al 2006 è stato assessore all’edilizia privata, pubblica ed al bilancio del Comune di Cambiano; incarico abbandonato per dimissioni in corso di legislatura. Ernesto era rimasto legato a Brisighella  nel periodo pasquale e  Natalizio oltre alle vacanze estive fino alla Festa del Monticino la trascorreva nel paese natale nella sua casa in via Fossa, di fronte alla Canonica. Alla famiglia le più sentite condoglianze. Vincenzo Galassini
dal sito face book di Ernesto: Quando il vascello dei pirati si incaglio' sui tre colli di Brisighella, io scesi e lì iniziò la mia avventura...


martedì 16 ottobre 2012

ENRICO GURIOLI, HA PRESENTATO IL SUO LIBRO: BARCHE AMORRATE A BOLOGNA.


Enrico gurioli, marradese di nascita nei mesi scorsi a preso la residenza a Fognano. La biografia dalla libera enciplodeia  Wikipedia

 Enrico Gurioli (Marradi, 21 febbraio 1948) è un giornalista e scrittore italiano. Vive tra Bologna e Malta. Biografia  Autore esperto di marineria e comunicazione è collaboratore a contratto dei quotidiani del Gruppo Monrif: Il Resto Del Carlino, La Nazione, Il Giorno- QN (Quotidiano Nazionale). È il primo e unico giornalista italiano a scrivere stabilmente per il "Times of Malta", il prestigioso giornale anglofono maltese. È console di Malta per l’Emilia Romagna. Consulente nel 1980 della Confindustria-Ra per i problemi relativi al marketing aziendale, è stato docente di comunicazione al Centro Europeo di Studi Aziendali. Nel 1982 è uno dei fondatori dei primi Centro Media, attività che cede al Gruppo Blu Media nel 1986 con un gestito di budget pubblicitari nazionali di circa 400 m.ldi. di Lire. Nel 1986 tiene lezioni di marketing&comunicazione all'Università di Bologna (Dipartimento di Psicologia del Lavoro della facoltà di Scienze Politiche) e seminari al Centro Tecnico per il Commercio in varie località italiane. Nel 1991 al 1996 ricopre l'incarico di direttore marketing del gruppo Newton&Compton.

La nautica

Ha fatto parte del comitato tecnico e del Consiglio Nazionale dell’Assonautica Italiana. E’ stato nel consiglio dei Venturieri, il sodalizio di chi va per mare fondato da Gianmarco Borea di cui è stato amico

lunedì 15 ottobre 2012

MARTINA LIVERANI, BRISIGHELLESE, RACCONTA NEL SUO LIBRO: PERCHE’ NON METTERSI A DIETA. SABATO A FAENZA BOTTEGA BERTACCINI




Non riuscirei a immaginare la mia vita senza formaggi. Lo so, sono ingiusta e sto facendo una dichiarazione poco carina nei confronti degli intolleranti ai latticini o di chi, per esigenze di salute, non può mangiarli. Però proprio non me la sento di rinunciare a uno dei miei prodotti preferiti. Perché dovrei farlo, vi chiederete. Bè, mi trovo a dover organizzare una cena per alcuni amici, tra cui qualcuno che sta seguendo una dieta dimagrante che banna completamente i formaggi, rei di essere il demonio travestito di candore sotto forma di puro e indelebile grasso. Per questo motivo devo bandire dal menu della serata uno dei miei alimenti preferiti:  è stato più difficile del previsto, specie quando ho constatato che i miei piatti preferiti sono tutti pieni di formaggio! Eliminare il caprino è stato un colpo al cuore; non poter contemplare il goloso tepore di qualcosa che fonde si scioglie, infondendo di classe e sapore ogni cosa, mi ha fatto scendere una lacrima; rinunciare a quell’indimenticabile sapore piccante di una delizia stagionata, mi ha quasi fatto venir voglia di mandare a monte la cena! Lo so, dovrei fare qualcosa per questa passione e dipendenza; vi confesso che negli ultimi due anni ho setacciato la Francia per riuscire ad assaggiare il numero più alto possibile di varietà di formaggi: mi sono anche trovata nell’impensabile situazione di mangiare burro a cucchiaiate (dovreste provarlo una volta nella vita)! Ma stasera, niente di niente. Penso al mio amico, che per perdere qualche chilo è disposto a rinunciare continuativamente a questa pura libidine e mi dico: la verità è che non gli piace abbastanza..

mercoledì 22 agosto 2012

UN BRISIGHELLESE CHE SI FA ONORE, MIRO VENTURI: NELLA LOTTA VERSO UNA CURA AI TUMORI


Miro Venturi, brisighellese classe 1972, laureato a Bologna e specializzatosi negli Stati Uniti, poi in Germania ed in Svizzera, si occupa da diversi anni della lotta ai tumori solidi e - proprio negli ultimi mesi – dalla ricerca condotta nel suo Team,  importanti risultati stanno arrivando.  Nel 2011 ed a inizio del 2012, il suo Team all’ interno della ditta farmaceutica multinazionale svizzera Hoffmann-la Roche ha portato alla scoperta di almeno due importanti farmaci innovativi per la cura del tumore metastatico della pelle e del tumore al seno. Questi farmaci, già da subito disponibili nell’ armamentario del medico oncologo per la cura efficace di queste patologie, sono indirizzati a pazienti i cui tumori presentino determinati tipi di molecole che li rendono particolarmente sensibili alla cura con tali composti di nuova generazione. I termini commerciali dei farmaci in questione sono Zelboraf (per il melanoma metastatico; malattia per la quale da piu di 30 anni non si era scoperta alcuna cura nuova ed efficace) e Perjeta (per il tumore metastatico della mammella; da utilizzare in combinazione con le cure chemioterapiche attuali ed in combinazione con un altro farmaco Roche – Herceptin – che ha rivoluzionato, già fin dalla fine degli anni novanta, il trattamento del tumore al seno). Miro Venturi si occupa da anni di medicina “personalizzata” ovvero di scoprire i meccanismi alla base dei tumori che li rendano vulnerabili a determinati tipi di terapie e quindi di “personalizzare” la cura per il paziente a seconda di quali anomalie genetiche e/o molecolari il paziente possa presentare ad un determinato stadio o insorgenza della malattia. I farmaci di cui sopra sono un esempio di medicina personalizzata: infatti, Zelboraf e´un farmaco indicato per i melanomi metastatici che presentano mutazioni a carico

venerdì 15 giugno 2012

ADDIO A RONCONI, UN GRANDE ATLETA NATO A BRISIGHELLA NEL 1918.

L’ ASSESSORE NATI MAURIZIO LO PREMIO NEL 2004 COME ATLETA BRISIGHELLESE AL GUFO ALLA FESTA DELLO SPORT. IL RICORDO  TRATTO DA SIROTTI NEW. Le condoglianze di “Brisighella Ieri e Oggi” ai figli. 

IL TRICOLORE DI ALDO RONCONI

Aldo Ronconi è nato il 20 settembre 1918 a Brisighella  ed è morto il 12 giugno 2012 nella sua Faenza, all’età di 93 anni. Ha corso tra i professionisti dal 1940 al 1952 cogliendo soltanto sei vittorie. Troppo poche rispetto al suo valore. Prima di diventare professionista è stato un validissimo dilettante, categoria dove ha vinto il Campionato Italiano dei Giovani Fascisti nel 1938 e la prestigiosa Milano Monaco nel 1939. In quell’anno si classificò al secondo posto nel campionato italiano di categoria. Nel 1940 fece il salto di categoria approdando tra i professionisti  e trovandosi di conseguenza a gareggiare a fianco di Bartali e Coppi che all’inizio furono anche suoi compagni di squadra. Essendo stati anni di guerra, quelli, dovette, come tutti, sospendere l’attività agonistica fino al termine del conflitto. Riapparve sulla scena del mondo del ciclismo nel 1946 vincendo la tappa Bassano-Trento del Giro d’Italia attaccando sul passo S.Lugano e indossando la maglia tricolore di Campione d’Italia in Toscana al termine di una lunghissima fuga anche grazie al disinteresse dei principali favoriti. A portarlo alla fama fu però il Tour del 1947 vincendo una tappa in solitaria ed indossando la maglia gialla. Alla fine risulterà quarto nella classifica generale. Ottenne anche un quinto posto al Giro d’Italia del 1946.

ADDIO A RONCONI, “VERO” VINCITORE DEL TOUR ‘47
Aldo Ronconi è morto questa mattina alle 6.45 a Faenza. Era nato a Brisighella il 20 settembre 1918. Lascia un figlio e una figlia che hanno proseguito l’attività da lui avviata: un negozio di vendita di biciclette e accessori per il ciclismo nel centro storico di Faenza. Fu campione italiano nel 1946 e vinse una tappa al Giro d’Italia del ’46 e una al Tour de France del ’47. Era detto “il parroco” per via di un copricapo nero che era solito indossare in corsa e a causa del fratello prete. Lo chiamavano pure “l’uomo del caldo” perché quando gli altri si squagliavano sotto il sole e l’afa, lui volava. I manuali di ciclismo ricordano che il più grande risultato di Ronconi fu un quarto posto al Tour de France del 1947. In realtà fu uno scippo dei francesi che, come ha più volte sottolineato Ronconi, “non potevano lasciare il Tour al ciclista che vinse nel 1939 il Giro dell’Asse, con Mussolini alla partenza e Hitler all’arrivo”. Nonostante il boicottaggio dei transalpini, fu lui il primo ciclista italiano a ridare dignità ad un Paese umiliato dagli eventi bellici. Primo azzurro a vincere una tappa del dopoguerra e primo a indossare la maglia gialla. Ancora prima di Coppi e di Bartali. Quando nella terza tappa, la Bruxelles-Lussemburgo, si presentò tutto solo sul traguardo, ai margini della strada le persone si stendevano letteralmente in terra, in lacrime: “Erano minatori, operai e altri emigranti – raccontava Ronconi -, da sempre derisi e a cui la mia vittoria restituì l’orgoglio dell’appartenenza all’Italia. In molti negli anni a seguire mi scrissero lettere toccanti per ringraziarmi di quella vittoria”. Il grande corridore romagnolo conquistò la maglia gialla nella settima frazione, la Lione-Grenoble, tenendola anche il giorno successivo. Poi, a giochi ancora aperti, fu protagonista della 19esima tappa, la Vannes-Saint Brieuc di 139 chilometri, la più lunga crono della storia della Grande Boucle. Un record destinato a rimanere nei secoli, certe distanze oggi sono improponibili. Sul Mur de Bretagne Ronconi chiuse terzo a 6’32” dal belga Impanis e a un minuto e mezzo dal francese Robic. La maglia gialla finì all’altro italiano Pietro Brambilla – con il faentino a meno di un minuto – ma un’imboscata transalpina nell’ultima tappa, consegnò la corsa a Robic. Decisivi il cambio Simplex dei francesi, certe alleanze internazionali e, soprattutto, le scie delle moto. A 80 chilometri
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dal traguardo, sulla salita del Buon soccorso, il fattaccio: gli astuti transalpini davanti con l’aiutino e gli odiati italiens dietro a inseguire solo con le proprie forze. Solo nel ’92 ci fu la riabilitazione. “Ci invitarono alla partenza del Tour, mio padre era ospite d’onore – spiega il figlio Antonio -. Durante una cena giornalisti, ex ciclisti e organizzatori si alzarono tutti in piedi. Mi si avvicinò un ex comandante partigiano e mi rivelò: ‘Il vero vincitore del Tour del ’47 era Aldo Roncini, suo padre ma noi non potevamo permetterlo ’. Fu la conferma di anni di sospetti”. ECon.  tratto da SIROTTI NEW