giovedì 26 febbraio 2015

STRADE FRANATE E SENZA INTERVENTO ANCHE A BRISIGHELLA, NEL 1939 LA FRANA DI “SAN CASSIANO” E “MONTE SPACCATO” A STRADA CASALE. ANALOGIE, CORSI E RICORS


1939 La frana di S.Cassiano


Una colata di fangoscende fino al Lamone
da un racconto di Pino Bartoli La lingua della frana  nel Lamone  La zona di S.Cassiano è un punto debole della valle del Lamone sotto l’aspetto geologico, perché nel versante destro (per chi guarda verso Faenza), ci sono dei forti spessori di terra che tendono a franare scendendo fino al Lamone in caso di piogge prolungate. Qui le frane sono state tante e quelle più consistenti in epoca storica si verificarono nel 1690 e nel 1939.
Ecco il ricordo del maestro Pino Bartoli sulla frana di S.Cassiano del 1939:
“Una pioggia di notevole intensità cadeva da oltre un mese sulle nostre colline. I contadini non erano tanto preoccupati dal pericolo frane, ma piuttosto temevano che il vecchio detto “maggio ortolano, molta paglia e poco grano” si manifestasse nella sua realtà negativa (…) Ma il giorno 29 maggio, nelle prime ore pomeridiane, la terra “ubriacata” da tutta quell’ acqua bevuta, si ribellò alla prepotenza di Giove pluvio.
Un boato spaventoso in poco tempo fece accorrere tutti i sancassianesi – c’ero anch’io fra questi – lungo la strada prospiciente le colline che si ergono sopra la sponda destra del fiume Lamone. Una frana enorme stava trascinando a valle, per una larghezza di circa 400 metri, una massa imponente di terra e le case dei poderi abbarbicati da anni e anni su quelle pareti collinose incominciarono ad oscillare.   

Si lavora per riattivare la ferrovia
La Paventa, la Tesa, Tramonto, Tramonto nuovo, la Canova e la Sganga stavano per essere distrutte, inghiottite dalla frana che lentamente scivolava verso il Lamone e la linea ferroviaria Faenza – Firenze (…). La frana si muoveva piano piano, ma inesorabilmente, e in tutti noi subentrò il terrore che andasse a ostruire il corso del Lamone in piena. Se ciò si fosse verificato in poco tempo i poderi Casaccia, Camminata, Camminatella, la centrale elettrica, la stazione e diversi caselli delle Ferrovie dello Stato, posti a poca distanza dal greto del fiume sarebbero stati sommersi. Miracolosamente il “varo” di quella mostruosa nave di terra si fermò sulla sponda del Lamone: però un lungo tratto della linea ferroviaria venne sepolto e occorsero mesi e mesi di lavoro per ripristinare la ferrovia tosco romagnola. Il contadino della Canova, Bandini Giuseppe detto Fafina venne trascinato a valle aggrappato a una quercia, rimanendo illeso ma in preda a uno choc che lo rese frastornato per settimane. La sua spaventosa vicenda venne immortalata nella prima pagina a colori della Domenica del Corriere dal famoso disegnatore Beltrame.

 Fafina travolto dalla frana (dalla Domenica del Corriere)

Il giorno si scioglieva in un penoso dilapidare d'indachi e verde grigio. La pioggia era cessata e una nebbiolina lieve adagiava il manto della sua bambagia sugli uomini e sulle cose. La luce del meriggio sfioriva come un lento morire e il tenero filo s'avvolgeva attorno ai rami spogli e su saponate facce di galestro. Poi venne il buio. Il silenzio greve della notte, rotto solo dai muggiti delle bestie impaurite ed affamate, scese sulla natura e sugli uomini sconvolti, mentre sull'orlo della frana gli alberi divelti sembravano portici contorti.


Vecchi contadini anneriti accennavano segni di croce sulle ossa di spalle piegate e sul vuoto di pipe spente Sulla nudità della terra offesa e su massi come falde di fuoco domani, una lenza leggera di seta pescherà la fiammata dell'alba.
L'aspetto attuale della zona della frana E la prima alba vide infatti toppe di un grano immaturo, rimaste miracolosamente in superficie, splendere sulla terra stravolta con il colore verde della speranza. E allora pensai che "domani" sarebbe stato di nuovo bello rotolarsi su prati caldi come un sorriso perché, come ci dice D'Annunzio:
... il sol di maggio ride alla rotta nube.

Bibliografia  AA.VV  Il rischio di frana nelle valli faentine Lions club Faenza
NOTA: Giuseppe “Pino” Bartoli, (Brisighella 1920 - 2004) partigiano della formazione “Silvio Corbari”, a Brisighella è stato sindaco e Presidente della Comunità Montana. Poeta in lingua e vernacolo nonché prosatore, si è affermato in molti concorsi letterari. Cavaliere della Comunità Poetica Europea ha conseguito per due volte l’Oscar di Letteratura “Romagna”.




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