di embycicleta di Gianni Bertoli, “Zio Aramis”
Qualche giorno fa, alla bella età di novantatre anni, se ne è andato Aldo Ronconi. Nato a Santa Lucia delle Spianate di Brisighella vicino a Faenza nel settembre 1918, è stato uno degli interpretati del grande ciclismo di Bartali e Coppi dal 1940 al 1952. Gianni Brera lo aveva definito “trottapiano”, sicuramente non riferendosi alle qualità complessive del corridore quanto alle sue scarse attitudini alle volate. In realtà, Ronconi amava il caldo e le salite. Era un ottimo corridore, troppo debole per essere un capitano e troppo forte per essere semplicemente un gregario. Dalle sue parti divise la popolarità con il talentuoso Vito Ortelli di cui fu anche compagno di squadra alla Benotto. Legnano, Viscontea, Bianchi e Benotto furono le sue squadre. Poche furono le sue vittorie anche a causa delle sue ridotte attitudini agli sprint: un Giro dell’Umbria nel 1940, una tappa al Giro del 1946 e, sempre nel 1946, un Giro di Toscana che gli valse la maglia tricolore di campione italiano, una tappa al Tour del 1947, due tappe al Giro dei Tre Mari del 1949. Al Tour del 1947, disertato dagli assi, fu il capitano della squadra italiana. Indossò per due tappe la maglia gialla e fu vittima, assieme alla maglia gialla Pietro Brambilla, della famosa “imboscata” perpetrata da belgi e francesi nell’ultima tappa che portò alla vittoria finale il “nanone” Jean Robic. Terminata la carriera, Ronconi aprì un negozio di biciclette e articoli sportivi nella sua Faenza. Quel negozio fu, sino a poco tempo fa, un preciso punto di riferimento per gli appassionati faentini. Se la carriera di Aldo Ronconi risulta facilmente consultabile, non tutti conoscono le curiosità ed i retroscena del Giro d’Italia del 1940. Nel 1940 la Bianchi celebrava, si fa per dire, i vent’anni di astinenza dalle vittorie al Giro. L’ultimo successo della casa di viale Abruzzi