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giovedì 21 aprile 2016

BRISIGHELLA CADUTO 1 GUERRA MONDIALE DALLA POLONIA


Mario Turis - Cimitero Italiano Caduti 1 Guerra Mondiale di Breslavia (o Wroclaw) in Polonia.Tomba di BABINI DOMENICO (di Giacomo) (Sold. 89 Reggimento Fanteria) nato il 10.11.1895 a Brisighella e deceduto il 16.04.1918 in prigionia per malattia. Foto pubblicata al fine di portare a conoscenza gli eventuali parenti/discendenti (qualora non sapessero) dell'esistenza della tomba e affinché il caduto venisse commemorato nel luogo in cui nacque.

giovedì 11 febbraio 2016

STORIA DI BRISIGHELLA: PAOLO SPADA COMANDANTE DI UN REGGIMENTO PONTIFICIO CHE COMBATTE’ A FIANCO DEI VENEZIANI


Da Storia di Brisighella e della valle di Amone scritta da Antonio Metelli…, Volume 3 *
Anno 1660……….Il pericolo intanto in cui era l’ isola di Candia di soggiacere all’ imperio de’ Turchi, la costanza e magnanimità di Venezia nel rifiutare di venire colla resa di lei ad accordo non ostante la lunga e disperata guerra, che vi infuriava, avevano finalmente mossi i Principi Cristiani a mandare in Candia qualche polso in ajuto delle armi Veneziane, e già i soccorsi raccoltisi insieme a Cerigo vi erano alla Suda pervenuti, quando posto piede a terra con intendimento di andare a ferire la Canea statavi occupata dai Turchi, il Battaglione di Malta venne aspramente investito dal nemico che vi trasse ad impedire lo sbarco, ma sostenuto opportunamente dai Reggimenti della Repubblica, fra i quali da quello del Conte Paolo Spada nipote del Cardinale Bernardino e stato da lei condotto per sette anni in quella guerra, tanto tenne forte che lo ributtò. Pure i soccorritori non ne cavarono buon frutto, imperocchè accorsi alla difesa della Canea in grosso numero i Turchi, da essi furono costretti a non procedere più oltre, laonde abbandonato il disegno e risaliti sopra le navi si voltarono alla città di Candia, dove col favor de’ venti prestamente si ridussero. Ingrossato così il presidio ne uscirono poi insieme alla campagna per battere il nemico, facendo proteggere il fianco sinistro, siccome quello che era più esposto agli insulti, dal Battaglione degli Italiani che formava parte del Reggimento del Conte Spada, e che nei varii abbattimenti, che allora e poi vi accaddero, ne ritrasse lode di valore, finchè ingrossatisi straordinariamente i Turchi nè più potendo tenere il campo i Cristiani, fu loro forza di ridursi dentro il recinto delle fortificazioni, nella difesa delle quali sì alti, sì memorandi fatti rifulsero che la fama ne risonò per tutta Europa con ammirazione e spavento.
I quattro volumi sono stati riprodotti fedelmente –copia anastatica- da Edolo Rosetti,  parecchi Brisighellesi ne hanno copia



sabato 8 agosto 2015

CORSA DEI CARIOLI NEL CENTRO DI BRISIGHELLA 1985


Una serata che portava parecchi turisti e ospiti nel centro storico di Brisighella, i “carioli “ si lanciavano dal Monticino e a forte velocità arrivavano nella piazza Carducci. Attività continuata in altri centri vicino a noi (Castrocaro), ma anche questa attività è stata abbandonata da Brisighella, ora circolano i fagiani e i daini. Sabato 28 agosto per merito del premio Bandini dal Monticino al centro storico una corsa quasi identica “Scap-box”, veicoli realizzati dai progettisti Ferrari a propulsione, senza motore partiranno dal Monticino alla piazza Carducci.

martedì 4 agosto 2015

SCOMPARSO L’EX DIRETTORE SCUOLE ELEMENTARI,EVARISTO CASADIO FOGNANESE

Gli amici al Bar Sport in piazza a Fognano
da sinistra: Domenico Fabbri, Pietro Benini (Babbo Leda) Giuseppe Fabbri (Pipè) Casadio Evaristo (maestro e direttore scuole elementari O. Pazzi Brisighella) –tratto da “Sei di fognano se

Stamane a Fognano si è svolto il funerale del maestro Evaristo Casadio all’età di 95 anni che negli anni ottanta era stato direttore delle scuole elementari di Brisighella. Casadio viveva ad Arezzo con la figlia. Un  ricordo per un uomo bravo e giusto ed umano per quanto lo posso avere conosciuto. Le condoglianze alla famiglia da parte della redazione.

CAMBIO GESTIONE BAR STAZIONE

lunedì 11 maggio 2015

LA MEMORIA STORICA A BOLOGNA VISITA LA MOSTRA “DA CIMABUE A MORANDI” E IL “QUADRO DEL DOMENICHINO” PROVENIENTE DA BRISIGHELLA DAL CONVENTO DI S. FRANCESCA ROMANA

Foto Verter Panzavolta

Del quadro del Domenichino e di come finì a Bologna, riporto una sintesi da: Un ministro di Pio IX a Brisighella, Briciole brisighellesi, n. 1. Per gentile concessione  della prof. Clementina Missiroli.
“Elena Fabbri, più giovane del fratello Edoardo essendo nata nel 1789, aveva sposato Luigi Lega portando una dote di 7000 scudi, come registra il notaio di Cesenatico Marco Fiorentini nell’atto del 3 agosto 1814. Che il marito avesse ventisette anni più di lei, non costituiva un problema a quei tempi. I Lega erano pur sempre tra i notabili del paese: Luigi, repubblicano della prima ora, aveva fatto parte della Municipalità nel 1797 all’arrivo dei Francesi e il fratello don Michele, era Prevosto ossia “principalis dignitas” del collegio dei canonici. Non costituiva un problema nemmeno una vicenda poco chiara di cui Luigi Lega era stato protagonista anni prima, nella transazione di una grande pala d’altare di Domenico Zampieri, detto “Il Domenichino”: un “S. Pietro martire” che si trovava nel convento di S. Francesca Romana (ora Palazzo Bernabè n.d.r)  fin dalla sua erezione nel 1632. I fatti in breve si erano svolti così. Nel 1801, a seguito della legge emanata dal governo cisalpino che avocava a sé tutti i beni dei soppressi conventi, il Lega fu incaricato, per quelli di Brisighella, di redigerne l’elenco e stimarne il valore. Col quadro del Domenichino, che fece valutare da un falegname, si tenne piuttosto basso, 10 scudi appena, e fu pronto ad acquistarlo quando venne messo all’asta a Forlì, “per riportarlo in patria e consegnarlo alla Comunità” come dichiarò lui stesso, “per tenerselo o rivenderlo al momento opportuno” come sostenevano i suoi detrattori. La cosa suscitò un certo scalpore non solo nell’ambiente paesano e arrivò all’orecchio del Commissario governativo che ingiunse al Lega di riportare immediatamente l’opera a Forlì, minacciando una denuncia. Fu così che il quadro del Domenichino lasciò questa volta per sempre Brisighella e chi oggi vuole ammirarlo deve recarsi a Bologna, nella Pinacoteca Comunale, dove è custodito. Il Lega non subì conseguenze penali, ma su di lui restò un’ombra di sospetto.”
Brano tratto da: C. Missiroli, Un ministro di Pio IX a Brisighella, Briciole brisighellesi, n. 1
Chi era il “Domenichino” clicca: http://it.wikipedia.org/wiki/Domenichino


lunedì 19 gennaio 2015

LE SERATE DELL'ARCHEOLOGIA

Vena del Gesso - Grotta dei banditi –foto  Luciano Bentini

BRISIGHELLA- Biblioteca Comunale – CICLO di INCONTRI 2014-2015
a cura di Ennio Melandri  22 gennaio 2015 ore 20,45
Le Origini:
LA NASCITA DELLA NOSTRA CIVILTA’ ; LA CULTURA DI CONELLE E LA GROTTA DEI BANDITI
• Presentazione del progetto : • Introduzione  • La nascita della Civilta’ Italica ,• La Cultura di Conelle ; • La Grotta dei Banditi ;• Conclusioni
Lungo e affascinante percorso che anche quest'anno abbiamo intrapreso per conoscere attraverso le evidenze presente sul territorio la nostra storia e la nostra cultura la serata di giovedì prossimo sarà dedicata alla nascita della nostra civiltà con le evidenze ritrovate nella Grotta dei Banditi che ci parlano della prima forma di Cultura presente in val Lamone quella di Conelle (più propriamente di Conelle -Ortucchio) 
.A seguire nei prossimi fine settimana faremo una visita guidata alla grotta da cui si ammira uno dei paesaggi più belli di tutto il territorio 

venerdì 2 agosto 2013

DUE GRANDI MOSTRE BOLOGNA E FAENZA DEDICATE AD ARTURO MARTINI DI ORIGINE BRISIGHELLESE


(Arturo Martini Treviso, 11 agosto 1889Milano, 22 marzo 1947) Era il terzo dei quattro figli di Antonio, cuoco, e Maria Della Valle, cameriera originaria di Brisighella; i caratteri diametralmente opposti dei genitori, l'uno taciturno e tenace, l'altra passionale e fantasiosa, segnarono profondamente la formazione dell'artista. La famiglia era molto povera e, per non pagare l'affitto, viveva nelle torri medievali di Treviso, ambienti suggestivi che Martini serbò nel proprio universo figurativo. Dopo essersi formato a Treviso e Venezia come orafo e ceramista (collaborò in particolare con la Fornace Guerra Gregorj), ebbe contatti con la cultura europea (studiò per qualche anno a Monaco e fu a Parigi nel 1911), ma restò sempre legato a forme di espressione tradizionali. Nel 1914 fa parte della Secessione Romana ed espone alla Mostra Futurista. Negli anni venti, aderendo a Valori plastici, superò il naturalismo ottocentesco riscoprendo e facendo rivivere la solenne umanità della nostra scultura antica.

lunedì 29 luglio 2013

LA SCOMPARSA DEL CARDINALE TONINI

Il cardinale Ersilio Tonini a Brisighella  (foto Mortella)
Con il Cardinale Ersilio Tonini, scompare una delle figure più rappresentative di Ravenna e provincia di tutti i tempi. Tonini ha saputo portare la Fede fra la gente con una naturalezza ed una autorevolezza di pensiero che ne hanno fatto uno dei testimoni più ascoltati della Chiesa, anche fuori di essa.



giovedì 25 luglio 2013

ACCADDE A BRISIGHELLA NEL 1933: 80 ANNI FA



 Paurosa frana a Fognano  e successivi lavori  di consolidamento terminati solo nel 1954



mercoledì 24 luglio 2013

MISSIROLI : “TUTTI STANNO STRINGENDO I DENTI PER LIMITARE I DANNI”


CON QUESTE AFFERMAZIONE COME SI GIUSTIFICA L’ AUMENTO IRPEF, AL MASSIMO CONSENTITO, PER IL 2013 AI BRISIGHELLESI?



lunedì 22 luglio 2013

LA MEMEORIA DEI GESSI, COME SI VIVEVA NELLA VENA DE L GESSO 50 ANNI FA


Domenica 21 luglio 2013 alle ore 21 presso il Centro Culturale "M. Guaducci" a Zattaglia di Brisighella è stata  presentazione del documentario "La Memoria dei Gessi" esito del progetto "L'Arca della Memoria"alla presenza del regista Thomas Cicognani e del curatore scientifico, Stefano Piastra. La banca dati dell'Arca della Memoria ha permesso al Parco della Vena del Gesso Romagnola di salvare e tramandare alle future generazioni la testimonianza diretta di chi ha vissuto nel passato sulla Vena, territorio aspro e difficile del primo Appennino, a cavallo tra l'Imolese e il Faentino, tra gli anni '20-'30 e gli anni '60 circa del Novecento, a cavallo della seconda Guerra Mondiale, in epoca precedentemente al generale spopolamento delle montagne. Da sempre, la Vena del Gesso ha rappresentato un territorio in cui vivere era più difficile che altrove, e dove le comunità locali hanno dovuto necessariamente sviluppare, nel tempo, specifiche forme di adattamento ai forti condizionamenti ambientali qui presenti: si va dalle difficoltà di un'agricoltura difficile e di sussistenza, allo sfruttamento artigianale del gesso come materiale da costruzione, al problema dell'approvvigionamento idrico nelle aree carsiche, alla vita quotidiana nelle case sparse sulle pendici di monte Mauro o nel piccolo, affascinante borgo ormai abbandonato dei Crivellari. I racconti, dalla viva voce dei protagonisti, che hanno vissuto una realtà ormai apparentemente così lontana nel tempo, ma in realtà vecchia poco più di 50 anni, rendono le testimonianze vive e vibranti, talvolta addirittura commoventi. Dalla banca dati è stato ricavato questo gradevole documentario, raffinato e piacevole da seguire grazie alla regia di Thomas Cicognani e al curatore scientifico, Stefano Piastra.

giovedì 18 luglio 2013

FOGNANO: LA NOSTRA CHIESA NON E’ SEMPRE STATA COSI’


In un inventario, redatto per la Curia vescovile di Faenza dall'Arciprete Don Domenico Benini morto nel 1800, così viene descritta questa chiesa: "La Chiesa di San Pietro di Fognano è fabbricata nella vicinanza della via pubblica che conduce da Faenza a Marradi, due miglia circa sopra Brisighella, La chiesa ha due navate, l'una grande senza volta, l'altra più piccola con una sola volta. Ha il campanile con due campane di mole sufficiente. Entro la Chiesa vi è il coro a volta coi suoi sedili di olmo e cattedra di noce. Vi è la sacristia e vi sono otto altari: primo l' Altare Maggiore che sta posto in capo alla navata grande col suo baldacchino sopra. A lato di questo, a mano destra, vi sono quattro altri altari, cioè quello di S. Antonio da Padova, di S. Pietro in Vincoli, della Assunzione di Maria SS. e di S. Rocco. E questi sono sotto la navata minore. A mano sinistra poi vi sono tre altari, cioè della SS. Vergine del Fuoco, del SS. Crocifisso, di S. Orsola. Infine, in una cappella presso la porta, vi è il Fonte Battesimale con suo cancello di legno a chiave e, sopra, il suo baldacchino".
In questa Chiesa, come si rileva dal libro dei Battezzati fino all'anno 1602, sorse il Fonte battesimale riservato, a tale epoca, alla Chiesa  matrice, l'antichissima Pieve in Ottavo. Il primo parroco, insignito del titolo di Arciprete per l'importanza del luogo, fu il Rettore Don Antonio Fagnolo, al quale il suddetto titolo fu conferito nell'anno 1650, e da lui passò poi in seguito a tutti i suoi successori. Voce Amica Fognano


giovedì 27 giugno 2013

SAN CASSIANO DI BRISIGHELLA: PANORAMA 1950


RICORDO A DIONISIO NALDI NEL PALAZZO COMUNALE 186S


Lapide posta nel 1865 a Dionisio Naldi. La fondazione La Memoria Storica di Brisighella -i Naldi e gli Spada-  assegna il Premio Brisighella Dioniso Naldi  sabato 29 giugno 2013 alle ore 11  cinema Giardino agli imprenditori di Terme (Bentini) 1962 e Fage (Gallignani) 1964


domenica 16 giugno 2013

PONTELUNGO: MINATO DAI TEDESCHI NEL 1943, COSTRUITO NEL 1948.

Ponte lungo in costruzione. Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’ è” n. 27 del 2001 edizione Tipografia Valgimigli

RICORDO DA CHI HA PARTECIPATO ALLA COSTRUZIONE.
Si parla molto in questi giorni, di “Pontelungo” dove sono in corso i lavori di ristrutturazione per adeguarlo alle nuove norme sismiche e un rinforzamento  costruito nel lontano 1948 ben sessantacinque anni fa, come fa discutere il percorso alternativo, voluto dal sindaco Missiroli della lunghezza di un chilometro e trecento, del costo di oltre 48.000 euro, visto che l’utilizzo è per solo tre mesi e poi non servirà a nulla perché solo al servizio di un terreno di un privato. Brisighella, nel tempo di guerra era rimasta isolata, perché il ponte sulla strada provinciale chiamato “Pontelungo”  quello della strada comunale il ponte della “Busina”, e di Fognano, distrutti dalle mine dei tedeschi, l’aveva isolata e nessun automezzo arrivava compresi anche quelli tedeschi. Con la liberazione di Brisighella il 5 dicembre del 1944, dopo tre  giorni  l’otto dicembre, il paese fu invaso dagli automezzi perché le truppe alleate, che avevano liberato Brisighella, costruirono i ponti “bailey”, in ferro e legno a “Pontelungo”, e poi a Fognano e alla “Busina”, un vero successo. La vita riprese immediatamente ritrovando anche la socializzazione con le truppe alleate. Un ponte dello stesso tipo si può ancora “ammirare” nella strada comunale che attraversa la ferrovia “Faentina” per andare a “Villa Corte”.  
La vita riprese con allegria per la ritrovata libertà, il collegamento con Faenza avveniva con la “Tamburina” l’originale autobus o corriera che attraversava il ponte di ferro posto in fondo alla vecchia strada si scendeva quasi in fondo al Rio Chiè per poi risalire, una vera avventura.

Tonino Malpezzi “Naka”
Parliamo dei lavori come ricorda, un ragazzo di allora, aveva quindici anni, che partecipò  alla costruzione del ponte in cemento armato, i muratori di Lugo lo chiamavano “Sogno”, forse per l’età nella realtà Tonino Malpezzi detto ora “Naka”, “interista”.

Una memoria, una riflessione che ricorda il metodo di lavoro in quei tempi lontani che i giovani non conoscono e non  immaginano nemmeno.
Cattani Aldo “Nato
 Il giovane nel frattempo faceva anche l’aiuto barbiere o come si diceva a quei tempi il “garzone” da “barbiere” dal mitico Dante. “Sogno o Naka” trova lavoro da “bocia” (ragazzo) con l’impresa “Giovannini” di Lugo che aveva vinto l’appalto per la costruzione del nuovo ponte in “cemento armato” con colonne a pilastro e arco una novità per Brisighella,  che portava lavoro a tanti giovani in un momento di difficoltà economica ed ai tanti operai turnisti. Di quei lavoratori sono rimasti solo “Nato” Cattani Aldo novantadue anni e, “NaKa” Malpezzi Antonio anni ottantuno. Naka  ha poi lavorato come muratore specializzato  con un’impresa edile per le Ferrovie dello Stato a Bologna (anche nel cantiere per la ricostruzione della stazione ferroviaria dopo l’attentato del 2 Agosto del 1980), ora fa volontariato per il comune di Brisighella ripulendo le panche dei viali. Gli altri manovali brisighellesi tutti scomparsi diventarono bravi muratori, specializzati e anche capi cantieri lavorando nelle imprese locali e faentine, erano: Strocchi Pietro, Alpi Rinaldo, Santandrea  Biagio (padre del sacerdote missionario), Cornacchia Angelo detto Maciarì (il babbo del ceramista Adelmo), Laghi detto Zaclì (fratello di Angelo ex assessore e autista della corriera Tamburina), Malpezzi Andromaco, Campagnoni Augusto, Santandrea Raul, Tagliaferri (poi negozio giocattoli) Arcangeli ex marinaio, i muratori di Lugo erano solo cinque. Fra i turnisti Spada, Moretti, Sassi babbo di Ivo Sassi e tanti altri
Il cantiere, finanziato dalla Provincia di Ravenna assistenti geom. Utili e Monti, per realizzare il ponte fu impostato dal lato di Faenza, l’impresa costruì un fabbricato per sede del cantiere, ancora esistente dove abitò per tanto tempo la famiglia Verità,  (con quattro figli un maschio e tre belle ragazze Nives, Rosa, Ernestina) ora ha sede la nota ditta di Cicognani Guglielmo, l’edificio serviva come ufficio e deposito del cemento.
Il cemento per fare il calcestruzzo dei pilastri in quel tempo, non arrivava come ora in betoniera e pompe già pronto, ma in sacchetti da cinquanta chili che doveva essere scaricato a spalla dagli operai, mescolato poi alla sabbia e alla ghiaia anche questa arrivava con camion senza ribaltabile e scaricato a badilate. Il “bocia” era addetto a scaricare il cemento, lavare la ghiaia per pulirla e renderla migliore per realizzare il calcestruzzo, tirare i “carrioloni” piene di calcestruzzo,  per inserirlo nelle colonne realizzati con cassoni di legno e tenuti fermi da travi in “legno”. Le mani dei lavoratori erano senza protezione come “guanti”, non esistevano, e crepavano per il contatto con il cemento. Fra gli altri lavori da eseguire portare da bere ai colleghi che andava a prendere al vicino casello ferroviario. All’inizio il calcestruzzo andava verso il basso, la fatica era minore, ma poi andava portata in alto tirando le carriole. La struttura per sostenere i pilastri che ora sono fatta con una struttura in tubolari di ferro a  quel tempo in travi di legno legato agli altri con grande fatica e tempo per costruirlo che smontato cadeva in fondo al rio e  i giovani dovevano riportare in altro e pulire.
Il lavoro durò circa due anni! La notte il cantiere era controllato da un sorvegliante che veniva tutti i giorni in bicicletta da Lugo chiamato “Mozì” perché invalido senza una parte del braccio. La prima estate per uno sciopero a livello nazionale il cantiere rimase fermo circa un mese mezzo, e “Sogno” ne fu felice, al contrario degli altri operai, il pomeriggio si recava all’Ufficio di collocamento che si trovava nell’Ufficio di fronte al Comune, ora c’è il Bar “La Loggia”, per sapere se lo sciopero era sospeso. Il capo cantiere “Minghetti” di Lugo, a mezzogiorno, rispetto agli altri operai andava a mangiare dalla “Morena”, ora Albergo Ristorante “La Rocca”. Il pomeriggio mandava “Sogno” a prendere del vino supplementare per ristorarsi, un’abitudine tradizionale per gli operai di quel tempo, al ritorno si fermava al Circolo Borsi, chiamato, “e caghet” dal tempo del fascismo, per vedere gli amici e purtroppo si attardava un po’ troppo.  Minghetti, dopo un po’, notando che per mangiare metteva solo un’ora (viaggio e pranzo) “Sogno” metteva lo stesso tempo, gli cambio l’orario. Il vino lo mandava a prendere solo alle 16,45 prima del termine dei lavori e quindi doveva essere puntuale. Di fronte al cantiere emergeva la mole del ponte della ferrovia Faentina fatto nella forma tradizionale in grandi pilastri e volte in cemento dalla ditta Bianchini di Firenze. Sogno lavorava in coppia con Maciarì che teneva fermo lo scalpello e lui  più giovane batteva con il martello. La fine del lavoro, doveva essere per le ore diciassette, gli operai smettevano invece con il passaggio del treno alle ore 17,15, fungeva da orologio, che nessun aveva a quel tempo!


Ponte lungo in costruzione particolare . Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’ è” n. 27 del 2001 edizione Tipografia Valgimigli

Durante la costruzione del ponte così alto con complesse strutture di legno non avvenne nessun incidente agli operai, pensate come sono cambiati, i tempi ora sono necessari controllori della sicurezza, perizie di periti, ASL, caschi, allacci di sicurezza, passaggi pedonali protetti e tantissimo altro, allora con la buona volontà degli operai e dell'impresa si realizzò, come tante altre per tanto tempo, un’opera imponente senza tanti costi superiori per la “sicurezza” come avviene oggi e, gli incidenti sul lavoro sono aumentati!



Ponte lungo come era nel 2013 (foto Galassini)

Dopo due anni al termine dei lavori gli operai che avevano realizzato il grande “Pontelungo” furono incaricati di demolire il ponte Bailey, sotto la supervisione di un tecnico militare e vendere il materiale ricavato pagandosi così il lavoro!
Grazie a “Naka” per averci raccontato una storia che forse per tanti giovani può sembrare un “Sogno” perché non conoscono come si lavorava in quei tempi. Vincenzo Galassini



  

venerdì 7 giugno 2013

BRISIGHELLA: IL CARDINALE DINO MONDUZZI

Prefetto emerito della Casa Pontificia. Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistorio del 23 febbraio 1998, diacono di San Sebastiano al Palatinosi

Il Cardinale Dino Monduzzi, Prefetto emerito della Casa Pontificia, è nato a Brisighella, nella Diocesi di Faenza-Modigliana (Italia), il 2 aprile 1922. I suoi genitori si chiamavano Secondo Damiano Monduzzi e Ida Ragazzini  
Dopo aver frequentato l'asilo parrocchiale e le scuole elementari comunali del suo paese, fa il ginnasio, il liceo classico e gli studi di teologia nel Seminario di Faenza. 
È ordinato sacerdote il 22 luglio 1945 da Mons. Giuseppe Battaglia. Celebra la sua prima Santa Messa il 23 luglio nella Chiesa Arcipretale di Brisighella. 
A Roma completa gli studi "in utroque iure" presso la Pontificia Università Lateranense. Dal 1952 è attivo in seno all'Azione Cattolica e ne dirige missioni sociali in Calabria ed in Sardegna. In seguito svolge la sua attività presso l'Ente di Riforma Agraria nel Fucino. 
Nel maggio 1959 entra come Segretario nell'allora Ufficio del Maestro di Camera. Con la riforma di Papa Paolo VI "Regimini Ecclesiae Universae" del 1967, viene nominato Segretario e Reggente del Palazzo Apostolico. 
Nel gennaio del 1964 (dal 4 al 6) fa parte del seguito papale che accompagnava Paolo VI in Terra Santa. 
Il 18 dicembre 1986 viene eletto Vescovo titolare di Capri e allo stesso tempo nominato Prefetto della Casa Pontificia. Succede nell'alto incarico al Cardinale Jacques Martin. Giovanni Paolo II gli conferisce l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1987, Solennità dell'Epifania, nella Basilica Vaticana. 
Il Papa incontrava il nuovo Vescovo subito dopo l'Angelus, nella Sala Clementina, con numerosi parenti, amici e fedeli di Brisighella. "I romagnoli sono contenti di avere un nuovo Vescovo della loro regione, della loro terra romagnola - diceva il Santo Padre nel presentare ai concittadini il nuovo Vescovo Mons. Monduzzi. Ma - continuava il Papa - era giusto visitare questa terra e specialmente la sua terra natale, la terra faentina. Ma non bastava: si è dovuti andare fino a Brisighella. Le mie congratulazioni per l'intera Romagna, le mie congratulazioni per la diocesi di Faenza, e poi per la comunità di Brisighella, per il comune e per la comunità parrocchiale, per tutti i concittadini. Io mi compiaccio di questa consacrazione - affermava ancora il Santo Padre - soprattutto a motivo del lungo e fedele servizio che Mons. Dino Monduzzi, vostro compaesano, ha offerto durante tanti anni alla Santa Sede, a questa Casa Pontificia, con una grande dedizione e con un cuore pieno di amore per la Chiesa e per i Vescovi di Roma che si sono succeduti in questa Sede. Allora - concludeva il Santo Padre - tanti auguri per il nuovo Prefetto della Casa Pontificia, che veramente conosce questa Casa fino agli ultimi angoli e dettagli". 
"Vogliamo adeguatamente mettere in risalto la tua attività e capacità che così a fondo e costantemente hai messo a Nostra disposizione fin da quando siamo stati elevati alla Cattedra di San Pietro e che per tanti anni hai continuato ad esercitare con provata fedeltà. Hai infatti organizzato i nostri viaggi pastorali attraverso l'Italia e le udienze pontificie con grande alacrità e sapiente perizia. Viaggi e udienze dai quali pensiamo che ne sia derivato un salutare vantaggio per tutti e che abbiano consentito alla Nostra azione apostolica di raggiungere tutti, in quasi ogni parte della terra". È questo il passo più significativo della Lettera che Giovanni Paolo II faceva pervenire al Vescovo Monduzzi nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale celebrato a Brisighella domenica 23 luglio 1995. Con il Prefetto della Casa Pontificia celebravano il cinquantesimo altri cinque presbiteri della diocesi faentina. Il Card. Silvestrini, anch'egli nativo di Brisighella, rievocava le pagine gloriose ed eroiche di questa comunità cristiana, sempre attenta ai segni della storia; ricordava le figure luminose della Chiesa di Brisighella: sette Cardinali, da Spada (1594-1661) ai fratelli Gaetano (1881-1962) ed Amleto Cicognani (1883-1973); sette tra Arcivescovi e Vescovi: da Mons. Spada, Arcivescovo di Ravenna, a Mons. Monduzzi che - rilevava il Cardinal Silvestrini - "ha posto l'intelligenza e il cuore, l'abnegazione e la fedeltà, un integro e sollecito animo assorbito, direi quasi catturato, dalla più grande sollecitudine pastorale del Romano Pontefice". 
Nel programmare 130 viaggi pastorali di Giovanni Paolo II in Italia e 268 visite pastorali del Papa alle parrocchie della Diocesi di Roma, il Vescovo Monduzzi, fedele alle indicazioni del Santo Padre, ha sempre privilegiato il rapporto pastorale del Successore dell'Apostolo Pietro con le varie componenti del Popolo di Dio. 
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 23 febbraio 1998, diacono di San Sebastiano al Palatino.  Il Card. Dino Monduzzi è deceduto il 13 ottobre 2006.


giovedì 6 giugno 2013

BRISIGHELLA: VIA GATTAMARCIA


La foto di Tonino Mortella  di via Gattamarcia 1957. La foto ha vinto il premio di una rivista, ma, era stata mandata da un brisighellese con un altro nome!