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lunedì 20 giugno 2016
giovedì 21 aprile 2016
BRISIGHELLA CADUTO 1 GUERRA MONDIALE DALLA POLONIA
Mario Turis - Cimitero Italiano Caduti 1 Guerra Mondiale di Breslavia (o
Wroclaw) in Polonia.Tomba di BABINI DOMENICO
(di Giacomo) (Sold. 89 Reggimento Fanteria) nato il 10.11.1895 a Brisighella e
deceduto il 16.04.1918 in prigionia per malattia. Foto pubblicata al fine di
portare a conoscenza gli eventuali parenti/discendenti (qualora non sapessero)
dell'esistenza della tomba e affinché il caduto venisse commemorato nel luogo
in cui nacque.
giovedì 11 febbraio 2016
STORIA DI BRISIGHELLA: PAOLO SPADA COMANDANTE DI UN REGGIMENTO PONTIFICIO CHE COMBATTE’ A FIANCO DEI VENEZIANI
Da Storia di Brisighella e
della valle di Amone scritta da Antonio Metelli…, Volume 3 *
Anno 1660……….Il pericolo
intanto in cui era l’ isola di Candia di soggiacere all’ imperio de’ Turchi, la
costanza e magnanimità di Venezia nel rifiutare di venire colla resa di lei ad
accordo non ostante la lunga e disperata guerra, che vi infuriava, avevano
finalmente mossi i Principi Cristiani a mandare in Candia qualche polso in
ajuto delle armi Veneziane, e già i soccorsi raccoltisi insieme a Cerigo vi
erano alla Suda pervenuti, quando posto piede a terra con intendimento di
andare a ferire la Canea statavi occupata dai Turchi, il Battaglione di Malta
venne aspramente investito dal nemico che vi trasse ad impedire lo sbarco, ma
sostenuto opportunamente dai Reggimenti della Repubblica, fra i quali da quello
del Conte Paolo Spada nipote del
Cardinale Bernardino e stato da lei condotto per sette anni in quella
guerra, tanto tenne forte che lo ributtò. Pure i soccorritori non ne cavarono
buon frutto, imperocchè accorsi alla difesa della Canea in grosso numero i
Turchi, da essi furono costretti a non procedere più oltre, laonde abbandonato
il disegno e risaliti sopra le navi si voltarono alla città di Candia, dove col
favor de’ venti prestamente si ridussero. Ingrossato così il presidio ne
uscirono poi insieme alla campagna per battere il nemico, facendo proteggere il
fianco sinistro, siccome quello che era più esposto agli insulti, dal
Battaglione degli Italiani che formava parte del Reggimento del Conte Spada, e
che nei varii abbattimenti, che allora e poi vi accaddero, ne ritrasse lode di
valore, finchè ingrossatisi straordinariamente i Turchi nè più potendo tenere
il campo i Cristiani, fu loro forza di ridursi dentro il recinto delle
fortificazioni, nella difesa delle quali sì alti, sì memorandi fatti rifulsero
che la fama ne risonò per tutta Europa con ammirazione e spavento.
I quattro volumi sono
stati riprodotti fedelmente –copia anastatica- da Edolo Rosetti, parecchi Brisighellesi ne hanno copia
sabato 8 agosto 2015
CORSA DEI CARIOLI NEL CENTRO DI BRISIGHELLA 1985
Una serata che portava parecchi turisti e ospiti nel centro
storico di Brisighella, i “carioli “ si lanciavano dal Monticino e a forte
velocità arrivavano nella piazza Carducci. Attività continuata in altri centri
vicino a noi (Castrocaro), ma anche questa attività è stata abbandonata da
Brisighella, ora circolano i fagiani e i daini. Sabato 28 agosto per merito del
premio Bandini dal Monticino al centro storico una corsa quasi identica
“Scap-box”, veicoli realizzati dai progettisti Ferrari a propulsione, senza
motore partiranno dal Monticino alla piazza Carducci.
martedì 4 agosto 2015
SCOMPARSO L’EX DIRETTORE SCUOLE ELEMENTARI,EVARISTO CASADIO FOGNANESE
Gli
amici al Bar Sport in piazza a Fognano
da
sinistra: Domenico Fabbri, Pietro Benini (Babbo Leda) Giuseppe Fabbri (Pipè)
Casadio Evaristo (maestro e direttore scuole elementari O. Pazzi Brisighella)
–tratto da “Sei di fognano se”
Stamane a Fognano si è svolto il
funerale del maestro Evaristo Casadio all’età di 95 anni che negli anni ottanta
era stato direttore delle scuole elementari di Brisighella. Casadio viveva ad
Arezzo con la figlia. Un ricordo per un
uomo bravo e giusto ed umano per quanto lo posso avere conosciuto. Le
condoglianze alla famiglia da parte della redazione.
CAMBIO GESTIONE BAR STAZIONE
lunedì 11 maggio 2015
LA MEMORIA STORICA A BOLOGNA VISITA LA MOSTRA “DA CIMABUE A MORANDI” E IL “QUADRO DEL DOMENICHINO” PROVENIENTE DA BRISIGHELLA DAL CONVENTO DI S. FRANCESCA ROMANA
Foto Verter Panzavolta
Del quadro del Domenichino e di
come finì a Bologna, riporto una sintesi da: Un ministro di Pio IX a Brisighella, Briciole brisighellesi, n. 1.
Per gentile concessione della prof. Clementina Missiroli.
“Elena Fabbri, più giovane del
fratello Edoardo essendo nata nel 1789, aveva sposato Luigi Lega portando una
dote di 7000 scudi, come registra il notaio di Cesenatico Marco Fiorentini
nell’atto del 3 agosto 1814. Che il marito avesse ventisette anni più di lei,
non costituiva un problema a quei tempi. I Lega erano pur sempre tra i notabili
del paese: Luigi, repubblicano della prima ora, aveva fatto parte della
Municipalità nel 1797 all’arrivo dei Francesi e il fratello don Michele, era
Prevosto ossia “principalis dignitas” del collegio dei canonici. Non costituiva
un problema nemmeno una vicenda poco chiara di cui Luigi Lega era stato
protagonista anni prima, nella transazione di una grande pala d’altare di
Domenico Zampieri, detto “Il Domenichino”: un “S. Pietro martire” che si
trovava nel convento di S. Francesca Romana (ora Palazzo Bernabè n.d.r) fin dalla sua erezione nel 1632. I fatti in
breve si erano svolti così. Nel 1801,
a seguito della legge emanata dal governo cisalpino che
avocava a sé tutti i beni dei soppressi conventi, il Lega fu incaricato, per
quelli di Brisighella, di redigerne l’elenco e stimarne il valore. Col quadro
del Domenichino, che fece valutare da un falegname, si tenne piuttosto basso,
10 scudi appena, e fu pronto ad acquistarlo quando venne messo all’asta a
Forlì, “per riportarlo in patria e
consegnarlo alla Comunità” come dichiarò lui stesso, “per tenerselo o rivenderlo al momento opportuno” come sostenevano i
suoi detrattori. La cosa suscitò un certo scalpore non solo nell’ambiente
paesano e arrivò all’orecchio del Commissario governativo che ingiunse al Lega
di riportare immediatamente l’opera a Forlì, minacciando una denuncia. Fu così
che il quadro del Domenichino lasciò questa volta per sempre Brisighella e chi
oggi vuole ammirarlo deve recarsi a Bologna, nella Pinacoteca Comunale, dove è
custodito. Il Lega non subì conseguenze penali, ma su di lui restò un’ombra di
sospetto.”
Brano tratto da: C. Missiroli,
Un ministro di Pio IX a Brisighella, Briciole brisighellesi, n. 1
Chi era il “Domenichino” clicca: http://it.wikipedia.org/wiki/Domenichino
lunedì 19 gennaio 2015
LE SERATE DELL'ARCHEOLOGIA
Vena del Gesso - Grotta dei
banditi –foto Luciano Bentini
BRISIGHELLA- Biblioteca Comunale – CICLO di INCONTRI
2014-2015
a cura di Ennio Melandri 22 gennaio 2015 ore 20,45
Le Origini:
LA NASCITA DELLA NOSTRA CIVILTA’ ; LA CULTURA DI CONELLE E LA
GROTTA DEI BANDITI
•
Presentazione del progetto : • Introduzione • La nascita della Civilta’ Italica ,• La
Cultura di Conelle ; • La Grotta dei Banditi ;• Conclusioni
Lungo e affascinante percorso che
anche quest'anno abbiamo intrapreso per conoscere attraverso le evidenze
presente sul territorio la nostra storia e la nostra cultura la serata di
giovedì prossimo sarà dedicata alla nascita della nostra civiltà con le
evidenze ritrovate nella Grotta dei Banditi che ci parlano della prima forma di
Cultura presente in val Lamone quella di Conelle (più propriamente di Conelle
-Ortucchio)
.A seguire nei prossimi fine
settimana faremo una visita guidata alla grotta da cui si ammira uno dei
paesaggi più belli di tutto il territorio
giovedì 23 ottobre 2014
BRISIGHELLA: I VECCHI LAMPIONI DEL SINDACO ALBONETTI ANNI ‘60, TUTTI TOLTI, NOSTALGIA……
Foto Pierluigi Raccagni
venerdì 2 agosto 2013
DUE GRANDI MOSTRE BOLOGNA E FAENZA DEDICATE AD ARTURO MARTINI DI ORIGINE BRISIGHELLESE
(Arturo
Martini Treviso, 11 agosto 1889 – Milano, 22 marzo 1947) Era il terzo dei quattro figli di Antonio, cuoco, e Maria
Della Valle, cameriera originaria di Brisighella; i caratteri
diametralmente opposti dei genitori, l'uno taciturno e tenace, l'altra
passionale e fantasiosa, segnarono profondamente la formazione dell'artista. La
famiglia era molto povera e, per non pagare l'affitto, viveva nelle torri medievali di Treviso, ambienti suggestivi che Martini serbò nel proprio universo figurativo. Dopo essersi
formato a Treviso e Venezia come orafo e ceramista (collaborò in particolare
con la Fornace Guerra Gregorj), ebbe contatti con la cultura europea (studiò per qualche anno
a Monaco e fu a Parigi nel 1911), ma restò sempre legato
a forme di espressione tradizionali. Nel 1914 fa parte della Secessione Romana ed espone
alla Mostra Futurista. Negli anni venti, aderendo a Valori plastici, superò il naturalismo ottocentesco riscoprendo e facendo
rivivere la solenne umanità della nostra scultura antica.
lunedì 29 luglio 2013
LA SCOMPARSA DEL CARDINALE TONINI
Il cardinale Ersilio Tonini a Brisighella (foto Mortella)
Con il Cardinale Ersilio
Tonini, scompare una delle figure più rappresentative di Ravenna e provincia di
tutti i tempi. Tonini ha saputo portare la Fede fra la gente con una naturalezza
ed una autorevolezza di pensiero che ne hanno fatto uno dei testimoni più
ascoltati della Chiesa, anche fuori di essa.
giovedì 25 luglio 2013
ACCADDE A BRISIGHELLA NEL 1933: 80 ANNI FA
mercoledì 24 luglio 2013
MISSIROLI : “TUTTI STANNO STRINGENDO I DENTI PER LIMITARE I DANNI”
CON QUESTE
AFFERMAZIONE COME SI GIUSTIFICA L’ AUMENTO IRPEF, AL MASSIMO CONSENTITO, PER IL
2013 AI BRISIGHELLESI?
lunedì 22 luglio 2013
LA MEMEORIA DEI GESSI, COME SI VIVEVA NELLA VENA DE L GESSO 50 ANNI FA
Domenica 21 luglio 2013 alle ore
21 presso il Centro Culturale "M. Guaducci" a Zattaglia di
Brisighella è stata presentazione del documentario "La Memoria dei
Gessi" esito del progetto
"L'Arca della Memoria"alla presenza del regista Thomas Cicognani e del curatore scientifico, Stefano Piastra.
La banca dati dell'Arca della Memoria ha permesso al Parco della Vena del Gesso
Romagnola di salvare e tramandare alle future generazioni la testimonianza
diretta di chi ha vissuto nel passato
sulla Vena, territorio aspro e difficile del primo Appennino, a
cavallo tra l'Imolese e il Faentino, tra
gli anni '20-'30 e gli anni '60 circa del Novecento, a cavallo
della seconda Guerra Mondiale, in epoca precedentemente al generale
spopolamento delle montagne. Da sempre, la Vena del Gesso ha rappresentato un
territorio in cui vivere era più difficile che altrove, e dove le comunità
locali hanno dovuto necessariamente sviluppare, nel tempo, specifiche forme di
adattamento ai forti condizionamenti ambientali qui presenti: si va dalle
difficoltà di un'agricoltura difficile e di sussistenza, allo sfruttamento
artigianale del gesso come materiale da costruzione, al problema
dell'approvvigionamento idrico nelle aree carsiche, alla vita quotidiana nelle
case sparse sulle pendici di monte Mauro o nel piccolo, affascinante borgo
ormai abbandonato dei Crivellari. I racconti, dalla viva voce dei protagonisti,
che hanno vissuto una realtà ormai apparentemente così lontana nel tempo, ma in
realtà vecchia poco più di 50 anni, rendono le testimonianze vive e vibranti,
talvolta addirittura commoventi. Dalla banca dati è stato ricavato questo
gradevole documentario, raffinato e piacevole da seguire grazie alla regia di
Thomas Cicognani e al curatore scientifico, Stefano Piastra.
venerdì 19 luglio 2013
giovedì 18 luglio 2013
FOGNANO: LA NOSTRA CHIESA NON E’ SEMPRE STATA COSI’
In un inventario, redatto per la Curia vescovile
di Faenza dall'Arciprete Don Domenico Benini morto nel 1800, così viene
descritta questa chiesa: "La Chiesa di San Pietro di Fognano è fabbricata
nella vicinanza della via pubblica che conduce da Faenza a Marradi, due miglia
circa sopra Brisighella, La chiesa ha due navate, l'una grande senza volta,
l'altra più piccola con una sola volta. Ha il campanile con due campane di mole
sufficiente. Entro la Chiesa vi è il coro a volta coi suoi sedili di olmo e
cattedra di noce. Vi è la sacristia e vi sono otto altari: primo l' Altare
Maggiore che sta posto in capo alla navata grande col suo baldacchino sopra. A
lato di questo, a mano destra, vi sono quattro altri altari, cioè quello di S.
Antonio da Padova, di S. Pietro in Vincoli, della Assunzione di Maria SS. e di
S. Rocco. E questi sono sotto la navata minore. A mano sinistra poi vi sono tre
altari, cioè della SS. Vergine del Fuoco, del SS. Crocifisso, di S. Orsola.
Infine, in una cappella presso la porta, vi è il Fonte Battesimale con suo
cancello di legno a chiave e, sopra, il suo baldacchino".
In questa Chiesa, come si rileva dal libro dei
Battezzati fino all'anno 1602, sorse il Fonte battesimale riservato, a tale
epoca, alla Chiesa matrice, l'antichissima Pieve in Ottavo. Il primo
parroco, insignito del titolo di Arciprete per l'importanza del luogo, fu il
Rettore Don Antonio Fagnolo, al quale il suddetto titolo fu conferito nell'anno
1650, e da lui passò poi in seguito a tutti i suoi successori. Voce
Amica Fognano
giovedì 27 giugno 2013
RICORDO A DIONISIO NALDI NEL PALAZZO COMUNALE 186S
Lapide posta nel 1865 a Dionisio Naldi. La
fondazione La Memoria Storica di Brisighella -i Naldi e gli Spada- assegna il Premio Brisighella Dioniso Naldi sabato 29 giugno 2013 alle ore 11 cinema Giardino agli imprenditori di Terme (Bentini) 1962 e Fage
(Gallignani) 1964
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domenica 16 giugno 2013
PONTELUNGO: MINATO DAI TEDESCHI NEL 1943, COSTRUITO NEL 1948.
Ponte lungo
in costruzione. Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’ è” n. 27 del
2001 edizione Tipografia Valgimigli
RICORDO
DA CHI HA PARTECIPATO ALLA COSTRUZIONE.
Si parla molto in questi
giorni, di “Pontelungo” dove sono in corso i lavori di ristrutturazione per
adeguarlo alle nuove norme sismiche e un rinforzamento costruito nel lontano 1948 ben sessantacinque
anni fa, come fa discutere il percorso alternativo, voluto dal sindaco
Missiroli della lunghezza di un chilometro e trecento, del costo di oltre
48.000 euro, visto che l’utilizzo è per solo tre mesi e poi non servirà a nulla
perché solo al servizio di un terreno di un privato. Brisighella, nel tempo di
guerra era rimasta isolata, perché il ponte sulla strada provinciale chiamato
“Pontelungo” quello della strada
comunale il ponte della “Busina”, e di Fognano, distrutti dalle mine dei
tedeschi, l’aveva isolata e nessun automezzo arrivava compresi anche quelli
tedeschi. Con la liberazione di Brisighella il 5 dicembre del 1944, dopo
tre giorni l’otto dicembre, il paese fu invaso dagli
automezzi perché le truppe alleate, che avevano liberato Brisighella, costruirono
i ponti “bailey”, in ferro e legno a “Pontelungo”, e poi a Fognano e alla
“Busina”, un vero successo. La vita riprese immediatamente ritrovando anche la
socializzazione con le truppe alleate. Un ponte dello stesso tipo si può ancora
“ammirare” nella strada comunale che attraversa la ferrovia “Faentina” per
andare a “Villa Corte”.
La vita riprese con
allegria per la ritrovata libertà, il collegamento con Faenza avveniva con la
“Tamburina” l’originale autobus o corriera che attraversava il ponte di ferro
posto in fondo alla vecchia strada si scendeva quasi in fondo al Rio Chiè per
poi risalire, una vera avventura.
Tonino Malpezzi “Naka”
Parliamo dei lavori come
ricorda, un ragazzo di allora, aveva quindici anni, che partecipò alla costruzione del ponte in cemento armato,
i muratori di Lugo lo chiamavano “Sogno”,
forse per l’età nella realtà Tonino
Malpezzi detto ora “Naka”,
“interista”.
Una memoria, una
riflessione che ricorda il metodo di lavoro in quei tempi lontani che i giovani
non conoscono e non immaginano nemmeno.
Cattani Aldo “Nato”
Il giovane nel frattempo faceva anche l’aiuto
barbiere o come si diceva a quei tempi il “garzone” da “barbiere” dal mitico
Dante. “Sogno o Naka” trova lavoro
da “bocia” (ragazzo) con l’impresa “Giovannini” di Lugo che aveva vinto
l’appalto per la costruzione del nuovo ponte in “cemento armato” con colonne a
pilastro e arco una novità per Brisighella,
che portava lavoro a tanti giovani in un momento di difficoltà economica
ed ai tanti operai turnisti. Di quei lavoratori sono rimasti solo “Nato” Cattani Aldo novantadue anni e, “NaKa” Malpezzi Antonio anni ottantuno.
Naka ha poi lavorato come muratore
specializzato con un’impresa edile per
le Ferrovie dello Stato a Bologna (anche nel cantiere per la ricostruzione
della stazione ferroviaria dopo l’attentato del 2 Agosto del 1980), ora fa
volontariato per il comune di Brisighella ripulendo le panche dei viali. Gli
altri manovali brisighellesi tutti scomparsi diventarono bravi muratori,
specializzati e anche capi cantieri lavorando nelle imprese locali e faentine,
erano: Strocchi Pietro, Alpi Rinaldo,
Santandrea Biagio (padre del
sacerdote missionario), Cornacchia Angelo
detto Maciarì (il babbo del ceramista Adelmo), Laghi detto Zaclì (fratello di Angelo ex assessore e autista della
corriera Tamburina), Malpezzi Andromaco,
Campagnoni Augusto, Santandrea Raul, Tagliaferri (poi negozio giocattoli) Arcangeli ex marinaio, i muratori di
Lugo erano solo cinque. Fra i turnisti Spada, Moretti, Sassi babbo di Ivo Sassi e tanti altri
Il cantiere, finanziato
dalla Provincia di Ravenna assistenti geom. Utili e Monti, per realizzare il
ponte fu impostato dal lato di Faenza, l’impresa costruì un fabbricato per sede
del cantiere, ancora esistente dove
abitò per tanto tempo la famiglia Verità,
(con quattro figli un maschio e tre belle ragazze Nives, Rosa,
Ernestina) ora ha sede la nota ditta di Cicognani
Guglielmo, l’edificio serviva come ufficio e deposito del cemento.
Il cemento per fare il
calcestruzzo dei pilastri in quel tempo, non arrivava come ora in betoniera e
pompe già pronto, ma in sacchetti da cinquanta chili che doveva essere
scaricato a spalla dagli operai, mescolato poi alla sabbia e alla ghiaia anche
questa arrivava con camion senza ribaltabile e scaricato a badilate. Il “bocia” era addetto a scaricare il
cemento, lavare la ghiaia per pulirla e renderla migliore per realizzare il
calcestruzzo, tirare i “carrioloni” piene di calcestruzzo, per inserirlo nelle colonne realizzati con
cassoni di legno e tenuti fermi da travi in “legno”. Le mani dei lavoratori
erano senza protezione come “guanti”, non esistevano, e crepavano per il
contatto con il cemento. Fra gli altri lavori da eseguire portare da bere ai
colleghi che andava a prendere al vicino casello ferroviario. All’inizio il
calcestruzzo andava verso il basso, la fatica era minore, ma poi andava portata
in alto tirando le carriole. La struttura per sostenere i pilastri che ora sono
fatta con una struttura in tubolari di ferro a
quel tempo in travi di legno legato agli altri con grande fatica e tempo
per costruirlo che smontato cadeva in fondo al rio e i giovani dovevano riportare in altro e
pulire.
Il lavoro durò circa due
anni! La notte il cantiere era controllato da un sorvegliante che veniva tutti
i giorni in bicicletta da Lugo chiamato “Mozì” perché invalido senza una parte
del braccio. La prima estate per uno sciopero a livello nazionale il cantiere
rimase fermo circa un mese mezzo, e “Sogno” ne fu felice, al contrario degli
altri operai, il pomeriggio si recava all’Ufficio di collocamento che si
trovava nell’Ufficio di fronte al Comune, ora c’è il Bar “La Loggia”, per
sapere se lo sciopero era sospeso. Il capo cantiere “Minghetti” di Lugo, a
mezzogiorno, rispetto agli altri operai andava a mangiare dalla “Morena”, ora Albergo Ristorante “La Rocca”. Il
pomeriggio mandava “Sogno” a prendere del vino supplementare per ristorarsi,
un’abitudine tradizionale per gli operai di quel tempo, al ritorno si fermava
al Circolo Borsi, chiamato, “e caghet”
dal tempo del fascismo, per vedere gli amici e purtroppo si attardava un po’
troppo. Minghetti, dopo un po’, notando
che per mangiare metteva solo un’ora (viaggio e pranzo) “Sogno” metteva lo
stesso tempo, gli cambio l’orario. Il vino lo mandava a prendere solo alle
16,45 prima del termine dei lavori e quindi doveva essere puntuale. Di fronte
al cantiere emergeva la mole del ponte della ferrovia Faentina fatto nella
forma tradizionale in grandi pilastri e volte in cemento dalla ditta Bianchini
di Firenze. Sogno lavorava in coppia
con Maciarì che teneva fermo lo
scalpello e lui più giovane batteva con
il martello. La fine del lavoro, doveva essere per le ore diciassette, gli
operai smettevano invece con il passaggio del treno alle ore 17,15, fungeva da orologio,
che nessun aveva a quel tempo!
Ponte lungo
in costruzione particolare . Foto tratta dal libro “Brisighella Com’ era…Com’
è” n. 27 del 2001 edizione Tipografia Valgimigli
Durante la costruzione
del ponte così alto con complesse strutture di legno non avvenne nessun incidente
agli operai, pensate come sono cambiati, i tempi ora sono necessari controllori
della sicurezza, perizie di periti, ASL, caschi, allacci di sicurezza, passaggi
pedonali protetti e tantissimo altro, allora con la buona volontà degli operai
e dell'impresa si realizzò, come tante altre per tanto tempo, un’opera
imponente senza tanti costi superiori per la “sicurezza” come avviene oggi e,
gli incidenti sul lavoro sono aumentati!
Ponte lungo
come era nel 2013 (foto Galassini)
Dopo due anni al termine
dei lavori gli operai che avevano realizzato il grande “Pontelungo” furono
incaricati di demolire il ponte Bailey, sotto la supervisione di un tecnico
militare e vendere il materiale ricavato pagandosi così il lavoro!
Grazie a “Naka” per
averci raccontato una storia che forse per tanti giovani può sembrare un
“Sogno” perché non conoscono come si lavorava in quei tempi. Vincenzo
Galassini
venerdì 7 giugno 2013
BRISIGHELLA: IL CARDINALE DINO MONDUZZI
Prefetto
emerito della Casa Pontificia. Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato
Cardinale nel Concistorio del 23 febbraio 1998, diacono di San Sebastiano al
Palatinosi
Il Cardinale Dino Monduzzi, Prefetto emerito della Casa
Pontificia, è nato a Brisighella, nella Diocesi di Faenza-Modigliana (Italia),
il 2 aprile 1922. I suoi genitori si
chiamavano Secondo Damiano Monduzzi e Ida Ragazzini
Dopo aver frequentato l'asilo parrocchiale e le scuole elementari comunali del
suo paese, fa il ginnasio, il liceo classico e gli studi di teologia nel
Seminario di Faenza.
È ordinato sacerdote il 22 luglio 1945 da Mons. Giuseppe Battaglia. Celebra la
sua prima Santa Messa il 23 luglio nella Chiesa Arcipretale di Brisighella.
A Roma completa gli studi "in utroque iure" presso la Pontificia
Università Lateranense. Dal 1952 è attivo in seno all'Azione Cattolica e ne
dirige missioni sociali in Calabria ed in Sardegna. In seguito svolge la sua
attività presso l'Ente di Riforma Agraria nel Fucino.
Nel maggio 1959 entra come Segretario nell'allora Ufficio del Maestro di
Camera. Con la riforma di Papa Paolo VI "Regimini Ecclesiae
Universae" del 1967, viene nominato Segretario e Reggente del Palazzo
Apostolico.
Nel gennaio del 1964 (dal 4 al 6) fa parte del seguito papale che accompagnava
Paolo VI in Terra Santa.
Il 18 dicembre 1986 viene eletto Vescovo titolare di Capri e allo stesso tempo
nominato Prefetto della Casa Pontificia. Succede nell'alto incarico al
Cardinale Jacques Martin. Giovanni Paolo II gli conferisce l'ordinazione
episcopale il 6 gennaio 1987, Solennità dell'Epifania, nella Basilica Vaticana.
Il Papa incontrava il nuovo Vescovo subito dopo l'Angelus, nella Sala
Clementina, con numerosi parenti, amici e fedeli di Brisighella. "I
romagnoli sono contenti di avere un nuovo Vescovo della loro regione, della
loro terra romagnola - diceva il Santo Padre nel presentare ai concittadini il
nuovo Vescovo Mons. Monduzzi. Ma - continuava il Papa - era giusto visitare
questa terra e specialmente la sua terra natale, la terra faentina. Ma non
bastava: si è dovuti andare fino a Brisighella. Le mie congratulazioni per
l'intera Romagna, le mie congratulazioni per la diocesi di Faenza, e poi per la
comunità di Brisighella, per il comune e per la comunità parrocchiale, per
tutti i concittadini. Io mi compiaccio di questa consacrazione - affermava
ancora il Santo Padre - soprattutto a motivo del lungo e fedele servizio che
Mons. Dino Monduzzi, vostro compaesano, ha offerto durante tanti anni alla
Santa Sede, a questa Casa Pontificia, con una grande dedizione e con un cuore
pieno di amore per la Chiesa e per i Vescovi di Roma che si sono succeduti in
questa Sede. Allora - concludeva il Santo Padre - tanti auguri per il nuovo
Prefetto della Casa Pontificia, che veramente conosce questa Casa fino agli
ultimi angoli e dettagli".
"Vogliamo adeguatamente mettere in risalto la tua attività e capacità che
così a fondo e costantemente hai messo a Nostra disposizione fin da quando
siamo stati elevati alla Cattedra di San Pietro e che per tanti anni hai
continuato ad esercitare con provata fedeltà. Hai infatti organizzato i nostri
viaggi pastorali attraverso l'Italia e le udienze pontificie con grande
alacrità e sapiente perizia. Viaggi e udienze dai quali pensiamo che ne sia
derivato un salutare vantaggio per tutti e che abbiano consentito alla Nostra
azione apostolica di raggiungere tutti, in quasi ogni parte della terra".
È questo il passo più significativo della Lettera che Giovanni Paolo II faceva
pervenire al Vescovo Monduzzi nel cinquantesimo anniversario della sua
ordinazione sacerdotale celebrato a Brisighella domenica 23 luglio 1995. Con il
Prefetto della Casa Pontificia celebravano il cinquantesimo altri cinque
presbiteri della diocesi faentina. Il Card. Silvestrini, anch'egli nativo di
Brisighella, rievocava le pagine gloriose ed eroiche di questa comunità
cristiana, sempre attenta ai segni della storia; ricordava le figure luminose
della Chiesa di Brisighella: sette Cardinali, da Spada (1594-1661) ai fratelli
Gaetano (1881-1962) ed Amleto Cicognani (1883-1973); sette tra Arcivescovi e
Vescovi: da Mons. Spada, Arcivescovo di Ravenna, a Mons. Monduzzi che -
rilevava il Cardinal Silvestrini - "ha posto l'intelligenza e il cuore,
l'abnegazione e la fedeltà, un integro e sollecito animo assorbito, direi quasi
catturato, dalla più grande sollecitudine pastorale del Romano Pontefice".
Nel programmare 130 viaggi pastorali di Giovanni Paolo II
in Italia e 268 visite pastorali del Papa alle parrocchie della Diocesi di
Roma, il Vescovo Monduzzi, fedele alle indicazioni del Santo Padre, ha sempre
privilegiato il rapporto pastorale del Successore dell'Apostolo Pietro con le
varie componenti del Popolo di Dio.
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 23
febbraio 1998, diacono di San Sebastiano al Palatino. Il Card. Dino Monduzzi è deceduto
il 13 ottobre 2006.
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giovedì 6 giugno 2013
BRISIGHELLA: VIA GATTAMARCIA
La
foto di Tonino Mortella di via
Gattamarcia 1957. La foto ha vinto il premio di una rivista, ma, era stata
mandata da un brisighellese con un altro nome!
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